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L’oro crolla ancora, l’argento in caduta libera: le previsioni sono rialziste, ma le vendite continuano

Oro ancora in difficoltà insieme all'argento. Guerra finita e tassi al rialzo non promettono bene.
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Ci sono due tipi di forze che convergono contro il prezzo dell’oro e delle altre materie prime metalliche, in particolare l’argento. Da un lato le evoluzioni geopolitiche: i mercati credono che l’accordo tra Iran e USA terrà (e si farà), dall’altro un dollaro forte, che anticipa degli aumenti dei tassi di interesse. Ne viene fuori un oro al centro di una crisi che sembra senza fine e che perde nelle ultime 24 ore un altro 2%.

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Nel momento in cui scriviamo l’oro sta resistendo a fatica sopra i 4.100$ l’oncia. L’argento scambia invece di poco sopra i 62$, anche in questo caso con enormi difficoltà. Sarà necessario mettere sul tavolo le diverse questioni, anche per capire quanto di ciò che sta avvenendo sia una reazione eccessiva dei mercati e quanto invece sia riconducibile a una reazione eccessiva da parte dei mercati.

Rischio geopolitico annullato?

Sembrerebbe essere questo il primo dei problemi dell’oro in questa fase di mercato. A guardare i prezzi del greggio, i mercati ritengono che la questione tra Iran e USA sia risolta.

L’andamento del WTI

Il greggio scende, e con lui il rischio geopolitico. L’oro si è mosso durante la guerra spesso in correlazione inversa con il greggio ed è questo uno dei motivi per cui lo vediamo soffrire in quota 4.100$ l’oncia.

N.B: Goldman Sachs è ancora bullish sull’oro, anche se ha tagliato i suoi target a 4.900$ entro fine anno, contro i 5.400$ precedenti.

Tassi USA: i mercati anticipano ora quasi 2 aumenti pieni

L’altro problema, se così vogliamo chiamarlo, arriva dalla forza del dollaro, che è conseguenza delle attese sugli aumenti dei tassi di interesse. Dato che l’inflazione non vuole saperne di tornare in direzione del target del 2% e dato che siamo davanti a un’economia che tutto sommato tiene, i mercati continuano a ritenere che Federal Reserve avrà un atteggiamento hawkish per tutto il resto dell’anno.

Fedwatch tool analisi
La sintesi offerta da FedWatch Tool

FedWatch Tool ha iniziato a scontare con maggiore convinzione più di un aumento dei tassi entro fine anno. Nel complesso, siamo al 50% su 0-1 aumento, e al 50% invece su due o più aumenti dei tassi.

Con ogni probabilità i dati sul PCE di giovedì offriranno una direzione più chiara, per quanto sarà necessario comunque, da qui a fine anno, procedere dato per dato da parte di una Fed che durante l’ultimo FOMC è apparsa più hawkish delle aspettative.

  • Cosa c’entra l’oro con i tassi?

Ci sono diverse forze che giocano contro l’oro quando il contesto è quello di una politica monetaria attesa più dura. Il primo è che l’oro non offre rendimenti, quindi i bond diventano molto più attrattivi quando i tassi sono attesi in aumento. Il secondo è che una Fed più dura vuol dire anche un dollaro più forte. E dato che stiamo prezzando l’oro in dollari… il conto è presto fatto. Alex Lavarello ha evidenziato qui il rallentamento da parte degli acquisti delle banche centrali, altra questione da tenere in considerazione per il mercato dell’oro e il suo prezzo.

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