Il petrolio cala. Su Polymarket nessuno crede alla riapertura di Hormuz
Petrolio in calo dopo il rally: future e Polymarket offrono due scenari diversi sul destino dello Stretto di Hormuz.
21:00 • Pubblicato 07/08/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Il prezzo del petrolio è uno dei market mover di questa settimana, soprattutto grazie al suo calo dopo il forte rialzo delle settimane precedenti, alimentato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il sentiment del mercato cambia adesso, perché quelle tensioni sullo Stretto di Hormuz sembrano finalmente allentarsi. I prezzi del Brent e WTI correggono, ma la partita è ancora aperta su tavoli diversi. Cosa prevedono i mercati?
Il greggio rientra dopo settimane di rialzo
Il greggio americano WTI attualmente quota 77,70$ e ha appena perso il supporto che passava in area 80$ come si può osservare dal grafico daily. Nei giorni scorsi era sceso fino al minimo di 74,20$, prima del modesto rimbalzo degli ultimi due giorni. Su base weekly scende del -8,20%.

Il Brent, riferimento europeo, quota 82,50$. Il calo settimanale è di circa il -6,30% restituendo solo una frazione del rialzo del mese di luglio chiuso a +29%.
L’accordo su Hormuz resta in sospeso
Il calo poggia sull’attesa di un’intesa tra Iran e Oman che riaprirebbe il traffico sullo Stretto e aumenterebbe l’offerta disponibile. L’accordo, però, resta ancora in attesa e appare piuttosto fragile nella forma discussa fino a oggi. Si tratterebbe di una rotta temporanea da due a quattro mesi, non di una riapertura piena del passaggio.
Sulle tariffe di transito lo scontro è aperto, con Teheran che chiede tra il 5% e il 7% del valore dei carichi. Washington non vuole tariffe e potrebbe mettere il veto, perché sanzioni e clausole assicurative rendono lo schema difficile da applicare. Giovedì l’Iran ha diffuso una bozza restrittiva sul transito che vieterebbe il passaggio alle navi considerate ostili e prevede multe fino al 20% del valore del carico. Sullo sfondo, l’agenzia americana per l’energia (EIA) vede il Brent verso una media di 65$ nel 2027, ma solo se la produzione del Golfo rientra.
Cosa prezzano i future sul Brent
Il mercato offre già la sua proiezione attraverso le scadenze future del Brent, lette sui contratti quotati all’ICE di Londra. Ottobre 2026 quota 82,25$, dicembre 2026 scende a 78,79$, marzo 2027 arriva a 75,83$.

La curva cala man mano che la scadenza si allontana nel tempo, una configurazione chiamata backwardation, in cui le consegne più lontane costano meno di quelle immediate. Questa struttura ci segnala un mercato fisico teso nel breve, che però si attende più offerta e prezzi inferiori più avanti.
In pratica le consegne più lontane costano meno di quelle immediate, con circa 6$ di sconto da ottobre a marzo. Il mercato sconta quindi un petrolio più a buon mercato tra sei o sette mesi, puntando su una qualche forma di soluzione del conflitto.
Cosa dice Polymarket sullo Stretto
Il mercato predittivo Polymarket sposta l’attenzione dal prezzo al tempo della normalizzazione sullo Stretto. La scommessa più prezzata resta quella di un traffico non tornato normale entro tutto il 2026, ferma al 42%.

Nessun singolo mese raccoglie molto, con settembre al 15%, agosto al 12% e ottobre al 12%. Questa convinzione è stabile da settimane sul grafico, quindi non riflette l’umore di una sola giornata. Chi scommette su Polymarket non crede affatto a una riapertura rapida del passaggio.
Ciò in contrapposizione con le proiezioni ribassiste sui prezzi dei futures, che invece contano proprio su una normalizzazione veloce che il mercato predittivo non conferma.
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