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Super Bowl: che è successo? | Nessun pump crypto ma di FLOP non si può parlare

Nessun sell off durante il Super Bowl, nonostante se ne fosse parlato in modo relativamente insistente anche sulla stampa italiana specializzata. A contribuire ad un ribasso, comunque molto contenuto, sono state invece le borse asiatiche, che hanno operato per tutta la giornata in rosso, complice una situazione sui mercati che è tutto fuorché incoraggiante.

L’apertura in Europa ha poi permesso a Bitcoin e al resto del comparto di tornare su livelli di prezzo più interessanti, tenendo conto delle incertezze che continuano a muovere i mercati, in particolare quelle legate alla situazione sul fronte ucraino.

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La grande notte del football americano con un ottimo showcase per le criptovalute

Il fatto che però le criptovalute continuino a tenere è un buon segno per tutto il comparto. Possiamo investire sulle migliori con eTorovai qui per ottenere un conto virtuale gratuito con funzionalità TOP e con un ottimo assortimento all’interno del proprio listino, con 49+ progetti cripto token e coin.

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Le cripto tengono durante il Super Bowl, anche se la sessione asiatica non è stata delle migliori

Nessun sell off, nessun crollo delle criptovalute e Bitcoin che tiene sopra il supporto fondamentale dei 41.800$. È questo il sunto della notte che ha visto andare in onda al Super Bowl diversi spot a tema cripto, tra i quali quello di Coinbase – con un curioso seguito fatto di crash e impossibilità di raggiungere il sito – quella di Crypto.com e anche quella di eToro, sebbene legata al mondo degli investimenti in generale.

Una notte che è stata palcoscenico per il settore all’interno dell’evento sportivo più seguito di sempre, con qualcuno che aveva lanciato l’allarme di una possibile vendita a catena innescata dal solito buy the rumors, sell the news.

In realtà non c’è stato nulla di tutto questo, sebbene le criptovalute si siano dimostrare relativamente fiacche a causa di una sessione asiatica da dimenticare. Prezzo del greggio, problemi geopolitici tra Russia e Ucraina e attesa sulle prossime mosse delle banche centrali hanno continuato a tenere sotto scacco i mercati, con quello delle criptovalute che però si è comportato meglio di come si aspettassero diversi analisti.

Coinbase vede il suo sito andare giù – ma è stata un’operazione di marketing?

Lo spot di Coinbase, costato la bellezza di 16 milioni di dollari, ha fatto arrivare sul sito dell’exchange un gran numero di visitatori in contemporanea, cosa che ha causato uno shortage seppur momentaneo. Per qualche tempo non è stato possibile accedere ai servizi del popolare exchange, il primo a quotarsi in borsa, in un’operazione a metà tra il marketing e i problemi gestionali.

I commentatori si sono divisi in due: c’è chi crede che effettivamente Coinbase non si fosse preparata al meglio e chi invece ritiene che si sia trattato di una mossa programmata, per continuare a far parlare dell’exchange anche dopo il costosissimo spot.

Qualcosa di difficile da determinare, almeno per noi, dato che non abbiamo in mano i volumi effettivi di traffico che sono stati generati da queste pubblicità. Che si sia trattato di guerilla marketing? Possibile, anche se forse un blocco del sito non è stato il miglior biglietto da visita per il gruppo.

L’unica certezza che abbiamo è che il crollo non c’è stato, come avevamo previsto – e che inflazione e Ucraina continueranno a tenere i mercati, tutti, sulle spine anche nei prossimi giorni.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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One comment

  1. credo che gli effetti (positivi) di questi spot si vedranno un po’ alla volta. La gente li ha visti, si informerà, ci mediterà sopra… e alcuni si decideranno a fare il salto. Molto azzeccato lo spot di FTX (quello in cui a tutte le grandi scoperte, dalla ruota in poi, veniva all’inizio riservata un’accoglienza tra lo schifato e la presa in giro), gli altri non mi hanno fatto impazzire.
    Un saluto alla solita “stampa” laureata così come agli autoproclamatisi “professionisti dell’informazione”, che ormai vedono bolle ovunque tranne che nella loro vasca da bagno 😀

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