Nella sessione odierna Bitcoin e l’intero comparto crypto si trovano in lieve rialzo sui grafici, ma i dati on-chain evidenziano come l’outlook attuale sia tutt’altro che accomodante da un punto di vista speculativo. Gli investitori sono presumibilmente impegnati su altri mercati, primo su tutti l’azionario statunitense dopo il boom dell’IPO di SpaceX, mentre stanno dedicando poca liquidità all’interno delle borse degli asset digitali.
Una metrica Glassnode ci aiuta a fare il punto della situazione: per gran parte dell’ultimo ciclo bull abbiamo assistito ad una liquidità in espansione sugli exchange, cosa che ha aiutato a favorire gli scambi e a far crescere le quotazioni dei crypto asset. Da qualche mese invece si registra una forte contrazione, con i capitali che stanno cambiando destinazione, arrivando a segnare uno dei valori più bassi degli ultimi 3 anni.
Bitcoin e crypto soffrono per un problema di liquidità sugli exchange
Prendiamo in esame l’indicatore on-chain “Stablecoins: Exchange Net Position Change”, ossia una metrica che misura la variazione netta a 30 giorni del bilancio in stablecoin su tutti i maggiori exchange centralizzati del settore crypto, con focus esclusivo all’interno della blockchain di Ethereum. Questa chart funziona come una sorta di proxy della liquidità sui mercati, con gli inflow che solitamente accompagnano fasi espansive per i prezzi, mentre gli outflow seguono le distribuzioni.
In questo momento possiamo vedere come il dato sia fortemente in negativo, con un bilancio di -4,2 miliardi di dollari. Pochi giorni fa, mentre Bitcoin ed il resto del settore stavano crollando verso i minimi locali del ciclo, la posizione netta delle stablecoin era scesa addirittura oltre i -6 miliardi di dollari, un valore raramente toccato nell’arco degli ultimi anni.
Dal grafico si può intuire facilmente che le ultime due grosse leg down di febbraio e giugno hanno coinciso proprio con una forte contrazione della metrica, a sostegno del legame che c’è tra performance dei crypto asset e liquidità complessiva sulle borse.

Eppure, la capitalizzazione complessiva del comparto stablecoin siede a 315 miliardi di dollari, in crescita di circa 7 miliardi da inizio anno, senza accennare alcuna discesa. C’è infatti un paradosso in corso tra prezzi e liquidità, il quale, se osservato da vicino, può aiutare a comprendere il contesto attuale in cui gravita il mondo crypto.
USDT non cresce più come nel 2024 e 2025: bassa spinta dal mercato stablecoin
Un altro dato che contribuisce a rendere più chiaro il momentum di Bitcoin e del mercato crypto riguarda la velocità con cui cambia nel tempo la capitalizzazione di USDT – principale stablecoin utilizzata per il trading. Negli ultimi anni infatti il prezzo di BTC ha mostrato una correlazione piuttosto evidente con l’espansione dell’offerta di USDT, evidenziando come i prezzi crescano principalmente quando la stablecoin cresce ad alto ritmo.
Ebbene, in questo momento il bilancio a 60 giorni della variazione netta della market cap di USDT è sceso in zona negativa. A maggio c’era anche stato un piccolo rimbalzo che aveva fatto sperare un follow up della domanda sul mercato, proprio mentre Bitcoin tentava il breakout degli $80.000, ma la liquidità si è subito ridimensionata da lì a poco.

Finché la situazione resta questa, sembra complesso ipotizzare in un ritorno del bull market. Manca sia l’incremento della base liquidità all’interno del comparto stablecoin, che anche i flussi che portano la stessa liquidità all’interno delle borse per spingere le contrattazioni. Oltretutto, questa è anche una delle cause che spiega la riduzione dei volumi di trading sul fronte spot, dove da qualche mese ormai notiamo una bassa trazione speculativa.
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