Il paragone con la bolla dotcom è il più semplice e il più pratico per chi vuole esprimere posizioni contrarian sul ciclo dell’intelligenza artificiale. Lo stanno facendo in molti, anche in relazione alle crypto, ma c’è, secondo Goldman Sachs, un punto che non torna. Il punto è quello del numero di IPO, che durante la prima fase di esplosione delle società che erano legate a internet mostrò dei numeri ben più importanti.
Secondo i numeri riportati dalla banca d’affari Goldman Sachs, saremmo infatti a circa il 100% di aumento rispetto agli anni scorsi in termini di IPO, ma questo non sarebbe ancora il segnale di una bolla. Le quotazioni nel 2026 sono state infatti soltanto 50, qualcosa che dovrebbe essere considerato più un recupero di livelli normali che un boom che potrebbe anticipare una bolla. A parlare è Ben Snider, riportato da CoinDesk e che ha parlato all’interno del popolare podcast Exchanges, che si occupa di borse tradizionali.
Le IPO e le crypto
In realtà ricorderemo questa fase come quella delle IPO per il lancio della più grande di sempre, ovvero quella di SpaceX, che pur sta vivendo più di qualche problema in termini di prezzo dopo il lancio. Numericamente, siamo non solo molto lontani dal boom degli anni 2000. Una sorta di ritorno alla normalità però rispetto agli anni post COVID, un recupero lento e che rimette al centro le borse USA, dopo che in tanti avevano annunciato lo spostamento di certe operazioni verso nuovi centri finanziari, particolarmente in Asia.
Il mondo crypto è rimasto quasi a bocca asciutta. Siamo infatti davanti a una situazione che ha visto qualche lancio nel 2025 e il grosso di quelli attesi nel 2026 rimandati. Pensiamo non solo a Payward, che è poi la holding che controlla Kraken, ma anche a quella di Grayscale e – parrebbe – anche a quella di Consensys. In ballo – ricorda sempre CoinDesk, c’era anche la IPO di Ledger.
Il momento di mercato è quello che é: Bitcoin viaggia su valori molto bassi e l’entusiasmo non è mai stato così basso dal crollo di FTX in avanti.
Tutto questo – certe paure sono circolari – anche in virtù di quanto è avvenuto nel mondo delle grandi IPO non-crypto. Quella di SpaceX ha attirato capitali e attenzioni. L’attesa spasmodica per le altre continua a farlo.
Con un ma: le condizioni di mercato per questo tipo di operazioni stanno rapidamente scemando, tant’è che si parla di rinvio anche per la IPO di OpenAI.
Forse dunque, se almeno il metro che utilizzeremo è quello del numero di IPO tematiche, di bolla è ancora troppo presto per parlare.
La differenza di oggi: i mercati “privati”
Fare un paragone però con il 2000 e con la bolla dotcom è ingeneroso. Questo perché la struttura dei mercati oggi è profondamente diversa rispetto al passato e le società non hanno più bisogno di arrivare presto in borsa per finanziarsi.
Esistono fior di finanziatori privati che sono più che contenti di investire anche se il titolo dovesse arrivare in borsa dopo un decennio.
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