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Il ridicolo allarme di JPMorgan sul futuro delle criptovalute e delle blockchain aperte

Anche le grandi banche d'affari amano fare FUD. Ecco come, su Bitcoin e anche altro.
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Per l’analista Nikolaos Panigirtzoglou di JP Morgan, le vendite di Bitcoin da parte di Michael Saylor non sono il problema principale di Bitcoin. Anzi, non sono neanche un problema, fatta salva quella pressione periodica di vendita che potrebbe venirne fuori. Bitcoin e crypto hanno un problema molto più… di lungo periodo. E lo possiamo leggere nelle notizie che arrivano dai grandi gruppi bancari – e anche da SWIFT.

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Il problema, che in realtà avevamo sottolineato già sulle pagine di questo giornale, riguarda le cosiddette blockchain private, sistemi che sono messi in piedi da una o più istituzioni e che portano fuori dal mondo blockchain classico valori, asset, investimenti e volumi.

Swift, ma non solo

In realtà la questione blockchain private non è nuova. Lo stesso istituto per cui lavora Nikolaos Panigirtzoglou ne ha una da tempo, sulla quale fa anche girare una sorta di stablecoin. Tuttavia, con l’arrivo del GENIUS Act e di altre regolamentazioni – soprattutto in Europa con il MiCA – il fenomeno si è intensificato.

Banche e istituti di credito, broker e clearing house, hanno interesse a mantenere il controllo di certi mercati – e per farlo creano blockchain delle quali hanno il pieno controllo, soprattutto in termini di partecipanti e di modalità di accesso.

Pur riconoscendo il problema, non riusciamo però a metterlo in correlazione con Bitcoin, come ha appunto fatto Panigirtzoglou nel suo ultimo approfondimento.

  • Bitcoin non può spostarsi su chain… private

Né la sua chain è nata per ospitare altri asset. Bitcoin è una rete di scambio libera e senza censura – e continuerà questo a essere il suo punto forte. Oltre ai 21 milioni massimi che qualcuno però contesta.

  • Per gli altri network

È vero che le blockchain private sono una sorta di problema, una minaccia che periodicamente torna ad affacciarsi. Tuttavia, il problema è molto più articolato. Perché se da un lato è vero che banche e istituti hanno tutto l’interesse a costruire giardini recintati. È altrettanto vero però che, almeno fino a oggi, non sono mai riuscite nel loro intento. O meglio, non hanno mai ottenuto una massa critica.

  • Le persone vogliono essere… libere?

Il caso Hyperliquid è emblematico. Ci sono decine se non centinaia di exchange crypto centralizzati. Molti offrono servizi e costi potenzialmente migliori di quelli di Hyperliquid. Eppure questo dex continua a macinare commissioni, che poi diventano utili da reinvestire nel token. Dovrà pur significare qualcosa, no?

Non è il modello più efficiente per le istituzioni regolamentate

L’unica cosa interessante che abbiamo trovato nel report riguarda l’approccio possibile da parte delle istituzioni regolamentate al problema blockchain pubbliche. Tali istituzioni hanno compliance articolate da rispettare, non possono essere troppo pubbliche nelle transazioni e hanno altri problemi che sono difficili da risolvere all’interno del mondo di Ethereum o Solana.

Tuttavia anche grandi gestori di fondi come BlackRock o Franklin Templeton hanno già commercializzato titoli e asset tramite queste chain. Evidentemente i problemi si possono.. superare.

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