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Nel mondo crypto Dollaro batte Euro 300 a 1. C’è tempo per recuperare? Dipenderà anche da BCE

Distanza impietosa, ma c'è forse tempo per stravolgere il trend.
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Il mondo delle stablecoin è dominato da crypto legate al dollaro USA. Una situazione che è fonte di grande preoccupazione per la Banca Centrale Europea, che vorrebbe rispondere con l’euro digitale proprio per arginare lo stradominio di USDT e USDC sullo scenario internazionale. I numeri però dicono altro: anche se siamo a distanza siderale e cresciamo molto meno, c’è vita nelle stablecoin legate all’euro.

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E presto potrebbe essercene di più. Le stablecoin sull’euro si apprestano a superare la soglia simbolica di un miliardo di capitalizzazione. Non sarà molto, ma è comunque più del doppio di quanto avevamo soltanto l’anno scorso. Qualcosa si muove, ripetiamo, e qualcosa inizierà ad accelerare nella seconda parte del 2026.

300 a 1: ecco il rapporto tra dollaro e euro

Il mondo delle stablecoin è storicamente dominato da token ancorati al dollaro USA. Lo è per motivi pratici (il dollaro ha un’enorme rilevanza nel mondo digitale e del commercio internazionale) e lo è anche per qualche strafalcione delle autorità europee. Ne avevamo già parlato con Simon Seiter di AllUnity, che commercializza EURAU.

La nostra intervista a Simon Seiter, tra i più attivi sul fronte stable in Euro

L’Europa aveva annunciato già nel 2020 l’intenzione di normare il settore, spingendo così gli emittenti – potenziali e non – a rallentare e ad attendere un quadro legale all’interno del quale muoversi senza troppi problemi. Ci sono voluti poi più di 5 anni per arrivare a destinazione, accumulando ritardi su ritardi e una distanza che ora appare come incolmabile.

Non è detto però che lo sia: anche grazie al MiCA ora ci sono gruppi bancari (alcuni dei quali si erano mossi anche in anticipo, come Société Générale) nel mondo delle stablecoin, che hanno già lanciato token o che, come nel caso di Qivalis, sembrerebbero pronti a lanciarli.

Raggiunta quota 1 miliardo: si potrà accelerare?

Dipenderà in larga parte da quanto affidamento faranno su queste tecnologie i gruppi bancari europei. Di spazio per la crescita in realtà ce n’è. Basti pensare soltanto al cammino che sta facendo la tokenizzazione degli asset in Germania, anche grazie all’accordo tra borsa tedesca e Kraken.

Si tratterà di mercati che, almeno in parte, potranno spingere per un maggiore utilizzo del mondo stablecoin e che potrebbero offrire alle banche come quelle del consorzio Qivalis un buon motivo per accelerare su emissione e infrastrutture.

Il grande consorzio

Un altro motivo di ottimismo per quanto riguarda le stablecoin legate all’euro è legato al consorzio Qivalis, una partnership tra 12 grandi banche europee (ci sono anche le italiane UniCredit e Sella) che lanceranno nella seconda metà del 2026 la propria stablecoin. Girerà su rete Ethereum, ma ci sono i presupposti per vederla anche altrove, ovvero su altre chain come Solana.

Data l’importanza dei gruppi coinvolti – a meno che non ci siano nuovi ostacoli posti in essere dalle autorità, forse parte di quel gigantesco gap tra USA e Europa potrà essere ridotto.

C’è un vantaggio con il MiCA?

Dipende dai punti di vista. Il MiCA è già completamente operativo, tant’è che le banche – vedi il consorzio Qivalis di cui sopra – hanno già deciso di lanciare i propri prodotti. Negli USA, con il GENIUS Act, mancano invece ancora regolamenti attuativi e ok da parte delle agenzie, cosa che rallenterà con ogni probabilità l’arrivo di certi emittenti istituzionali.

Ad ogni modo comunque USDC, USAT (la stablecoin di Tether abilitata ad operare in America, legata al dollaro, ma diversa da USDT) e USDT potranno contare su una maggiore circolazione tanto in ambito DeFi quanto invece in ambito exchange. E anche RLUSD, sempre legata al dollaro, potrà appoggiarsi sui tanti servizi lanciati da Ripple anche per il mondo della finanza tradizionale.

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