Il Web3? Schiacciato dall'arrivo dei giganti di Wall Street. Il mondo blockchain sposta soltanto denaro
Del trend che ha dominato lo scorso ciclo è rimasto solo quanto piace ai giganti della finanza?
17:30 • Pubblicato 10/09/2026
Scritto da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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Giornalista finanziario
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Il mondo blockchain e crypto è giovane. E come tutti i mondi giovani non può che cambiare narrativa, tentare, fallire, ricostruire, cambiare. La parabola del Web3 è forse una delle più emblematiche: se durante lo scorso ciclo ritenevamo – a buon diritto – che tutto potesse avere una rappresentazione onchain, che il nuovo Web sarebbe stato quello del leggi, pubblica ma anche possiedi sul serio, le cose sono andate diversamente. L’allarme è stato lanciato anche da Andre Cronje, che di quel movimento era uno dei rappresentanti più importanti, e ne sentiremo anche degli altri.
Web3 è sempre stato un concetto piuttosto ampio: dati, privacy, possesso diretto degli asset, scambi incensurabili. Da questo concetto ampio, che insieme a quello DeFi aveva dominato il vecchio ciclo del 2021, ne sono emersi di nuovi. Pochi, in realtà, ma più forti che mai.
Dati, che fine avete fatto?
Possesso diretto dei propri dati? Di progetti ce ne sono stati a dozzine, se non a centinaia. Se ne parla però sempre di meno. I progetti che erano partiti, anche con quotazioni importanti e raccogliendo grandi attenzioni, nel 2021 sono stati quasi tutti dimenticati. Qualcuno ha provato a riciclarsi nel settore AI. Altri invece sono proprio spariti dai radar.
Ha prevalso, per ora, la comodità. I costi di storage, la scarsità di applicazioni possibili, la tecnologia acerba hanno giocato contro questo trend. E ha prevalso quello che le blockchain erano nate per fare dall’inizio, muovere valore.
È morto anche – o comunque è in condizioni difficilmente invertibili, il mondo del gaming on chain. Con una sconfitta, se possiamo, dei giocatori. Esercitare pressioni su giochi di carte collezionabili digitali per il possesso diretto degli asset da parte dei giocatori sarebbe stato meglio per tutti, tranne che per le società che amministrano (e detengono la proprietà intellettuale) di questi giochi. Si è perso, anche per qualche resistenza dei giocatori.
L’allarme di Cronje: un tempo questo era tutta DeFi…
Sul tema è tornato in tempi relativamente recenti anche Andre Cronje, per tanti una sorta di semi-divinità del settore DeFi, per altri genio forse un po’ inconcludente. Aveva parlato – a nostro avviso correttamente – del predominio della TradFi onchain rispetto a quello che un tempo era… tutta DeFi.
Vero: i numeri d’altronde parlano chiaro, e il trend (interno al Web3) che si chiama RWA ne è la dimostrazione. Con qualche differenza però rispetto agli ideali originari: il possesso è sì diretto, ma solo alle condizioni di chi emette certi titoli.
Si dovrà fare uno step ulteriore, che però andrà quasi certamente a scontrarsi con leggi molto restrittive sulla circolazione degli asset, soprattutto se in assenza di KYC.
Non è detto che la spunterà il vecchio mondo, che ridurrà il movimento a infrastruttura. La tendenza però sembrerebbe essere quella, con una regolamentazione urbi et orbi (manca ormai in via definitiva soltanto negli USA) che ha funzionato più da cattura che da liberazione.
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