Bitcoin può salvarsi dagli hacker con l'AI: lo sviluppatore è scettico sul "nuovo modello di sicurezza"
Bitcoin è al sicuro nell'era degli attacchi hacker guidati dall'AI? QUi le risposte di uno sviluppatore.
Aggiornato 18/09/2026
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Quanto rischia Bitcoin a causa dei potenti modelli di intelligenza artificiale che ora sono nelle mani anche di malintenzionati? Sul tema è intervenuto Niklas Gögge, che da sviluppatore di Bitcoin Core ha certamente un angolo privilegiato dal quale spiegare la situazione a chi la vive dall’esterno. Affidarsi alle AI per difendersi dalle AI non è una strategia sostenibile, dice, smentendo tra le altre cose un altro big del settore “crypto”.
La convinzione secondo la quale per difendersi è necessario avere a disposizione gli ultimi modelli di LLM e AI è sbagliata. E non può aiutare. E, di più, ci avviamo verso un mondo dove certe risorse per gli attacchi saranno sempre più economiche e sempre più potenti.
Bitcoin Core è sicuro
C’è una prima buona notizia. Sono diversi i team che, con l’aiuto delle LLM, stanno testando il codice delle fondamenta del funzionamento di BTC78.057 $▲ +2,38%. Sono stati prodotti report in quantità, segnalate criticità in genere di livello basso, e più in generale non sono stati ravvisati dei problemi di sicurezza rilevanti.
Si può tirare per adesso un sospiro di sollievo. Gögge attribuisce questa solidità di Bitcoin Core alle intense ed estese attività di testing, che rendono questo ingranaggio del mondo Bitcoin qualcosa di cui ci si può fidare.
C’è però altro, di interessante, sul futuro dell’intera industria del denaro onchain.
Fino a oggi Bitcoin fuori dai radar
Fino a oggi gli attaccanti hanno preferito colpire protocolli – principalmente DeFi e bridge – perché bersagli in genere meno solidi e che comunque potevano garantire dei ritorni importanti. Il futuro non potrebbe essere più così: il costo di attacchi piuttosto articolati può rendere appetibili anche wallet (come nel caso di Coldcard) oppure anche i gangli fondamentali del mondo Bitcoin.
C’è di più. Se ieri Vitalik Buterin aveva parlato di AI al servizio della difesa degli ecosistemi, Gögge in realtà lo aveva anticipato, già la settimana scorsa, scrivendo:
Se mi chiedete, nonostante gli sforzi di chi fa scan con modelli LLM, è probabile che la situazione peggiori senza che cambi la mentalità della community degli sviluppatori. Le capacità delle LLM aumenteranno e i costi diminuiranno – e l’accesso a queste tecnologie non è omogeneo. Ciò che disturba è la convinzione che la correttezza del software dipenda dall’accesso ai modelli di frontiera. Non è un modello sostenibile.
Parole sulle quali sarebbe il caso di riflettere e che raccontano una storia, quella della sicurezza informatica ai tempi dell’AI, da un angolo privilegiato e interessante.
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