Legge crypto USA: testo aggiornato in vista del voto. Nuovi limiti a DeFi ma zero a Donald Trump
Circola in Senato un nuovo testo, che però non risolve le questioni sollevate dai democratici.
09:24 • Aggiornato 11/09/2026
Scritto da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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A quattro giorni dalla votazione che si terrà il 15 settembre, i senatori USA propongono una versione riveduta e corretta del Clarity Act, la legge che dovrà normare il mercato di Bitcoin e criptovalute negli Stati Uniti d’America. Non ci sono significativi cambiamenti, almeno nelle porzioni che erano poco gradite ai senatori del Partito Democratico, mentre sono state aggiornate alcune limitazioni per i protocolli DeFi non sufficientemente decentralizzati.
Non è chiaro quanti voti, tra i democratici, riuscirà a raccogliere questa nuova versione del testo. Il passaggio al Senato richiede almeno 60 voti su 100, e servirebbe la defezione di almeno 9 senatori dem per raggiungere questo risultato. In aggiunta, il testo nella sua versione modificata dovrà essere approvato di nuovo anche dalla Camera, che però rimarrà aperta, prima delle elezioni midterm di novembre, soltanto per quattro giorni.
La nuova versione del Clarity Act
Seicentotrenta pagine di testo, ma probabilmente non abbastanza – in termini di limitazioni – per ottenere il sostegno da parte dei senatori democratici. Lo racconta qui Politico, che parla di testo aggiornato che però non incontrerà il favore dei senatori democratici.
Tra le nuove limitazioni incluse nel testo, c’è l’obbligo di registrazione con CFTC dei protocolli DeFi che non sono sufficientemente decentralizzati e l’esclusione dal regime di favore per la finanza decentralizzata che riguarderà soltanto il trading spot e non quello tramite derivati.
Nella nuova versione del testo non ci sono ulteriori limitazioni al raggio d’azione del Presidente degli USA, della sua famiglia e degli altri membri del governo all’interno del mercato delle criptovalute, una questione di massima importanza per i democratici, che ritengono che il Presidente degli USA si sia arricchito già eccessivamente tramite le sue scorribande nel mercato crypto.
Intanto aumentano le pressioni da parte del governo affinché il testo sia approvato: Scott Bessent è intervenuto soltanto poche ore fa, affermando che in caso di non approvazione verrebbe inviato – tanto ai paesi alleati quanto a quelli ostili – un pessimo messaggio. Con ogni probabilità da qui al 15 settembre, giorno del voto, le pressioni di questo tipo aumenteranno.
Nessuno crede che il testo passerà
I mercati hanno già ampiamente scontato l’impossibilità di passaggio del testo. Ammesso che ci sia accordo tra senatori democratici e repubblicani, i tempi rimarrebbero comunque troppo stretti per un passaggio alla Camera, che rimarrà aperta soltanto per quattro giorni prima di chiudere di nuovo.
Ci sono poi le elezioni midterm: la statistica ricorda che è quasi impossibile approvare leggi di una certa rilevanza a così poca distanza da un appuntamento elettorale di questa portata. I democratici, inoltre, ritengono di poter ottenere la maggioranza in almeno una delle due camere. Per loro discutere il Clarity Act dopo le votazioni sarebbe pertanto vantaggioso.
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