Warren Buffett aveva ammesso l'errore. Ora però questo investimento spericolato vale il 100% in più, con l'aiuto dell'AI
A volte anche la fortuna aiuta l'audacia di Warren Buffett. Un vecchio investimento in perdita di 10 miliardi ora ne vale 70.
19:00 • Pubblicato 12/09/2026
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Warren Buffett ha sempre ragione. Anche quando ammette di aver sbagliato. Il caso di cui si parla oggi sulla stampa americana è quello di Precision Castparts, azienda che molti dei nostri lettori (e degli investitori retail) non avranno mai sentito nominare. Produce parti di precisione utilizzate storicamente dall’aviazione commerciale. L’azienda fu acquistata al 100% nel 2016 ed è costata al gruppo oltre 30 miliardi di dollari. Poi, dopo il COVID, l’iscrizione a bilancio di perdite di quasi 10. Oggi però le cose sembrerebbero essere cambiate, a favore di Warren Buffett (e del suo intuito).
Facciamo qualche passo indietro: nel 2016 Berkshire Hathaway compra il 100% di Precision Castparts per 235$ per azione. La spesa totale, debito incluso, fu di 37,2 miliardi di dollari. Il gruppo – che era ed è ritenuto da Buffett una grandissima azienda di ottime prospettive – risentirà però di lì a poco della grande crisi del settore dovuta alla pandemia COVID. Nel 2020 Berkshire svaluta a bilancio l’avviamento. Warren Buffett ammette – cosa rara – di averla pagata troppo.
Ora invece è un’azienda molto preziosa
Dalla perdita di quasi 10 miliardi a gain del 100%, anche se in 10 anni. A far tornare sulle prime pagine dei giornali l’azienda c’è stata l’acquisizione di una concorrente diretta, Consolidated Precision Products, da parte di GE Aerospace, che ha pagato il tutto 11,75 miliardi di dollari. Ad essere interessante è il multiplo sui ricavi pagato da GE.
Se si dovesse applicare lo stesso a PCC, l’azienda di Warren Buffett, saremmo intorno ai 100 miliardi di valutazione. C’è chi però – come su Barron’s – vuole tenersi… su cifre più abbordabili e dunque valuta PCC tra i 60 e i 75 miliardi.
Da una perdita consistente a un guadagno del 100% circa in 10 anni, ovvero del 6,6% annuo, composto. Non esattamente il più grande investimento di sempre – ci mancherebbe – ma la conferma che certe intuizioni di Warren Buffett erano valide. E che anche con intuizioni valide e con i mercati che dopo tempo ci danno ragione, si possono fare comunque pessimi affari. O comunque affari meno intriganti di quanto sembrerebbe dai numeri.
Uno dei concetti fondamentali di Warren Buffett: il fossato
O il moat, come lo chiamano gli statunitensi. È il concetto che riguarda aziende che hanno un mercato difficilmente attaccabile, vuoi per enormi costi di ingresso in quel mercato, vuoi per know-how non facilmente replicabile, vuoi per barriere di carattere legale.
PCC aveva quel tipo di moat e – nonostante Warren Buffett abbia ammesso di aver sbagliato la valutazione – alla fine ha pagato.
Certo, a dare una mano a Warren Buffett c’è stata anche la sua, a tratti incredibile, buona stella. Le componenti realizzate da PCC hanno infatti una domanda molto elevata perché utilizzate nel comparto AI, per quanto indirettamente. L’azienda infatti produce componenti fondamentali per le turbine a gas che generano l’energia utilizzata dai data center. Una crescita che neanche un investitore acuto e visionario come Warren Buffett avrebbe mai potuto immaginare.
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Devo dire che mai mi sarei aspettato una retrospettiva su un investimento fatto 10 anni orsono.
Ma e’ il bello degli articoli di Criptovaluta!
Vorrei solo aggiungere una lettura, non per smontare il pezzo (chi mi conosce lo sa e non ho bisogno di difendermi) ma perché mi sembra il punto più istruttivo di tutta la storia: quel “raddoppio” va sgonfiato dell’inflazione. Dal gennaio 2016 a oggi il livello dei prezzi USA è salito di circa il 41%, cioè il dollaro ha perso quasi il 29% del suo potere d’acquisto. Tradotto sull’investimento: per non perdere terreno, i 37,2 miliardi del 2016 dovevano diventare circa 52 miliardi oggi solo per stare fermi. Quindi dei 38 miliardi di plusvalenza nominale nello scenario da 75 miliardi, circa 15 sono pura inflazione: quasi il 40% del “guadagno” è illusorio. Il guadagno reale, in dollari costanti, è di appena +43% in dieci anni e mezzo, cioè intorno al 3,4% annuo.
Meno del rendimento reale storico dell’azionario, poco più di un titolo di Stato.
E qui sta la morale che mi porto a casa da trader: nemmeno il più bravo di tutti azzecca ogni affare. Ma soprattutto, questa non è la storia di una scommessa vincente, è la storia di un capitale rimasto immobilizzato per un decennio in una posizione ferita, sperando nel recupero, per portare a casa a malapena l’inflazione più briciole. Il costo vero non è la svalutazione contabile del 2020: è l’occasione persa: dieci anni di capitale morto che al 3,4% reale avrebbero potuto rendere molto di più altrove. È la dimostrazione pratica che tagliare un trade che si è eroso e liberare il capitale è quasi sempre più conveniente che restare aggrappati sperando che torni su. Qui è “andata bene” e comunque ha reso quanto un BTP.
Per translarla nel mercato di riferimento, ricordatevi sempre le parole della redazione – tutta – che ci racconta\raccomanda sempre che “i rami secchi vanno tagliati”.
Secondo me.
Complimenti per l’analisi. Io non sono esperto come tanti di voi ma grazie a questi commenti e a Criptovaluta.it sto imparando piano piano. Grazie