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Sam Altman: "Disposto a bruciare ogni GPU per salvare l'umanità". E intanto rinvia la IPO: "Momento non propizio"

Svolta di Sam Altman, OpenAI, che segue e sorpassa Dario Amodei. Le big del comparto AI pronte a mettersi d'accordo.

09:04 • Aggiornato 13/09/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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OpenAI non si quoterà in borsa nel 2026. Il fondatore e CEO Sam Altman lo ha rivelato a Fortune, parlando di momento inadatto alla quotazione in borsa, dato che insieme ad Anthropic potrebbe decidere di rallentare volontariamente lo sviluppo dei modelli di frontiera. È stato il sabato più intenso da quando esiste il mondo AI, almeno in termini di notizie. Le ripercussioni per i mercati potrebbero essere molto importanti alla riapertura.

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Le teorie sono due. Se si crede alle preoccupazioni di Dario Amodei sulla pericolosità dei modelli AI non allineati, questo è il primo tentativo responsabile delle aziende di frontiera di anteporre gli interessi del genere umano ai propri profitti. Se non si crede alle preoccupazioni di Dario Amodei (e Sam Altman, e Elon Musk), il posizionamento delle principali aziende che producono modelli AI è invece segnale di un problema principalmente finanziario.

Sam Altman: niente IPO per il 2026

SpaceX è già quotata in borsa. Anthropic dovrebbe esserlo tra meno di un mese (a meno che Amodei non decida di tornare indietro), OpenAI non lo sarà prima del 2027. Parlando con Fortune, il CEO di OpenAI Sam Altman ha detto a chiare lettere di non avere intenzione di sbarcare in borsa tramite IPO almeno nel 2026.

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Il momento – dice – sarebbe poco propizio, dato che Amodei, Musk e lo stesso Altman sono d’accordo sul rallentare lo sviluppo dei propri modelli più avanzati. Come si può, d’altronde, quotarsi in borsa in un momento così teso per il comparto, così preoccupante, così pieno di incertezze per il futuro?

Sam Altman, poi, non si è fermato all’IPO. Ha detto che se a essere messo a rischio dovesse essere il genere umano, sarebbe disposto all’estremo gesto: distruggere, se necessario, ogni chip. Anche se sono stati spesi miliardi, anche se il sogno di un’AI più intelligente degli umani, che li aiuti a risolvere ogni problema (da quelli matematici alla cura per il cancro) finirebbe proprio in quell’istante.

Un’evoluzione melodrammatica di quegli AI bro che in tanti – non completamente a torto – avevano ritenuto eccessivamente cinici, freddi, poco empatici.

Al netto delle dichiarazioni. E se il piano fosse un altro?

Torniamo indietro a ieri. Quando gli italiani si stavano o godendo un cordiale o la siesta pomeridiana, Dario Amodei ha pubblicato un lungo postDobbiamo rallentare alla frontiera – dove indicava un piano in tre parti per salvare l’umanità dai possibili sfaceli causati da agenti AI troppo intelligenti e troppo poco morali e ubbidienti.

Nel giro di pochi minuti hanno manifestato il loro consenso alla proposta sia Elon Musk (che comunque sviluppa Grok) sia Sam Altman. La trimurti dell’intelligenza artificiale ha trovato l’idea di sviluppare più lentamente, di procedere per gradi, di mettere la sicurezza prima dello sviluppo… ragionevole.

Ci sono però delle ripercussioni importanti anche per il vil denaro, che è poi ciò che muove il mondo. Le opinioni di gestori di fondi (vedi Michael Arrington, su tutti), investitori grandi e piccoli, piccoli pirati dei grafici e sognatori tecnologici sono state molto meno nette.

E c’è chi – cinicamente – si chiede se non sia un tentativo di fare cartello più che coordinarsi. Un eventuale rallentamento ha infatti delle conseguenze importanti su una grandezza economica che è, quella sì, una grande preoccupazione di OpenAI, Anthropic e SpaceX: la spesa prevista e necessaria per stare al passo, principalmente in termini di potenza di calcolo.

Anthropic dovrebbe quotarsi a breve – e nel form S-1 obbligatorio da mandare a SEC e poi rendere pubblico – presentarsi con stime di spesa assai inferiori non può che far bene. Lo stesso varrà per OpenAI e anche per società quotate come SpaceX.

La competizione per costruire data center, affittarli, farseli prestare per qualche giorno o ora è enorme. I costi sono anche alimentati dalla lotta all’ultimo modello che i tre stanno portando avanti da tempo.

Mettersi d’accordo per andare più piano potrebbe funzionare, almeno per un po’. E togliere una parte di pricing power che hanno società come Nvidia, SK Hynix, ma anche Samsung, Intel, AMD, Broadcom, etc. etc.

Il sospetto è poi confermato dalle richieste – niente affatto velate – di vedere certe norme antitrust sospese, almeno per una questione così importante come salvare l’umanità dalle macchine intelligenti. Se i tre dovessero appunto accordarsi, servirà anche questo. E stanno… chiedendo il permesso per farlo.

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Caporedattore e Content Strategy

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  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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2 Commenti
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Vinc
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1 ora fa

Sarà interessante vedere sé i modelli cinesi approfitteranno di questo rallentamento.

Lorenzo
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11 minuti fa

Gran pezzo! I salvatori del Mondo di solito non si quotano in borsa, ma stanno a raccogliere le plastiche sulle spiagge tropicali.

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