Christine Lagarde suona la carica: Europa non può dipendere da import per AI. Serve accelerare sui data center
Per il presidente di BCE c'è bisogno di una svolta, costi quel che costi.
19:17 • Pubblicato 14/09/2026
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Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, è preoccupata per l’intelligenza artificiale, ma per motivi diversi da quelli che hanno angosciato, in questi ultimi giorni, i principali dirigenti dei gruppi che sviluppano modelli AI. Afferma Lagarde che l’Europa non può permettersi di rimanere troppo indietro, perché – al contrario di altre tecnologie – dipendere dalle importazioni per l’AI sarebbe molto diverso.
Ci sono diverse questioni che angosciano il presidente: dalla privacy dei dati delle aziende europee passando per la possibilità che l’accesso a certi modelli AI sia utilizzato come leva negoziale contro l’UE. Preoccupazioni fondate e che in realtà circolano già da tempo anche ai piani alti della politica europea.
Proprio oggi un gruppo di economisti e specialisti AI europei hanno pubblicato un lungo appello, dove si spingono le autorità a fare presto e a prendere decisioni radicali entro la fine dell’anno.
Bisogna costruire data center
Nonostante ci sia una certa opposizione a queste infrastrutture anche in Europa, Christine Lagarde invita alla costruzione di più data center, perché la commodity di cui ha più bisogno il continente europeo sarebbe, senza dubbio alcuno, la potenza di calcolo.
I rischi d’altronde sono molto elevati:
Le società dovrebbero avere la possibilità di decidere se applicare l’AI basandosi sui meriti di questa tecnologia, senza preoccuparsi di dove finiscano i loro dati.
Una preoccupazione che in realtà non è soltanto europea e non è soltanto di Christine Lagarde. Sono di oggi le notizie del tentativo, da parte di diverse società USA, di guardare a modelli privati per evitare proprio che il loro expertise finisca nelle mani di chi poi utilizzerà quei dati per addestrare le AI.
Si sta facendo troppo poco, dice Lagarde. Le prime gigafactory sono certamente un punto di partenza ma non sono ancora sufficienti. Bisogna procedere – afferma Lagarde – a ritmi possibilmente più elevati.
Un gap enorme con gli USA
Nel weekend Financial Times ha stimato il rapporto di potenza di calcolo disponibile negli USA come quindici volte superiore a quello che è disponibile in Europa, parlando di opposizione ai data center in Europa come problema che dovrà essere superato, tenendo anche conto di questo enorme gap tra le due superpotenze.
Tutto questo senza neanche inserire la Cina nell’equazione. In quel caso, l’Europa rischierebbe di diventare il manzoniano vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Di appelli ne sono stati prodotti a sufficienza: ora toccherà a un mercato di capitali frammentato colmare il gap. Il tutto a prezzi esorbitanti per qualunque tipo di elemento coinvolto nella costruzione dei data center.
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