Clarity Act bocciato: ora Aave punta sul "metodo Uber" - prima l'adozione, poi le regole
Il fallimento del Clarity Act ha lasciato una brutta ferita a tutto il mondo crypto. Ora però, secondo il fondatore di Aave, è il momento di guardare avanti.
Aggiornato 17/09/2026
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Il Clarity Act è stato bocciato dal Senato americano e, almeno per ora, il settore delle criptovalute negli Stati Uniti rimarrà un far west senza regole chiare e ben definite per i vari partecipanti. La notizia ha avuto pessime ripercussioni sull’intero comparto, con tutti i principali asset che hanno subito un rapido aumento della pressione di vendita a causa delle nuove incertezze normative, anche se c’è qualcuno che non sembra essere così pessimista per quanto accaduto.
Uno dei primi pionieri dell’industria ad aver preso parola in seguito al triste epilogo di ieri sera è Stani Kulechov, fondatore di Aave. In un post su X ha suggerito quella che d’ora in poi – a suo avviso – dovrà essere la nuova strada da percorrere per il mondo DeFi (e più in generale, per il mondo crypto), ossia puntare sull’adozione di massa, senza aspettare che arrivino prima la regolamentazione a fare da catalizzatore.
Il settore dovrebbe replicare la strategia utilizzata da Uber durante i suoi anni di massima espansione, la stessa che le avrebbe poi permesso di conquistare un intero mercato senza chiedere il permesso a nessuno.
Fondatore di Aave dopo il fallimento del Clarity Act: “la DeFi deve seguire il metodo Uber”
Oggi Uber è un colosso dell’industria della sharing economy che fattura oltre 50 miliardi di dollari all’anno, ma nel 2010 era solo un servizio di trasporti innovativo che doveva ancora ritagliarsi il proprio spazio sul mercato. A quell’epoca, uno dei problemi principali era l’assenza di una regolamentazione specifica che tenesse conto del nuovo modello di business introdotto dalla società, che rompeva con i canoni tradizionali della mobilità urbana ed extraurbana.
Non esistevano ancora regole pensate per disciplinare il rapporto tra passeggeri e autisti privati, né un quadro normativo chiaro che stabilisse come inquadrare questo tipo di attività rispetto ai servizi tradizionali come i taxi. Eppure, Uber non si è arresa di fronte a questo ostacolo e ha deciso comunque di puntare tutto sulla crescita del prodotto fino a dimostrare a Washington che dietro alla propria applicazione c’era una domanda di utenti enorme.
Nel 2015 Uber supera 1 miliardo di corse e nel 2017 comunica di aver superato i 5 miliardi, mentre il proprio servizio si faceva sempre più accessibile per gli spostamenti quotidiani e sempre più disruptive per i concorrenti tradizionali. Quel successo avrebbe poi costretto i regolatori ad intervenire e a convergere per creare regole ad hoc per un nuovo settore che stava coinvolgendo milioni di utenti, e che necessitava di essere tutelato.
Ora, secondo Stani Kulechov di Aave, il comparto DeFi deve seguire esattamente la stessa strategia di Uber: fregarsene dell’assenza di regole, e concentrarsi nel costruire prodotti che incontrino davvero domanda reale.
La DeFi vincerà se si punta sull’adozione
Al momento il settore DeFi vale complessivamente 86 miliardi di dollari, ancora relativamente troppo poco per rendere la sua regolamentazione una priorità non più rimandabile dalle istituzioni. C’è dunque bisogno che i progetti lancino sempre più applicazioni utili e capaci di incontrare domanda reale da parte del mondo esterno.
Solo puntando al mainstream si può pensare di cambiare realmente qualcosa e l’industria decentralizzata ha tutte le carte in tavola per farlo: la tokenizzazione sta attirando l’interesse di migliaia di individui anche dalla finanza TradFi, le stablecoin iniziano ad essere utilizzate come mezzo di pagamento – sia direttamente dagli utenti che dagli agenti AI – e la blockchain sta diventando un layer globale per il settlement di transazioni di alto valore, disponibile 24/7, giorni festivi compresi.
Serve ora cercare di sostenere l’onboarding di nuovi utenti attraverso DApp semplici, intuitive e utilizzabili da chiunque, esattamente come l’app di Uber. Aave, nel suo piccolo, sta seguendo questo pattern e sta lanciando servizi sempre più rivolti a un pubblico generalista, come ad esempio la nuova App mobile con depositi retribuiti al 6%.
Gli utenti devono solo depositare denaro fiat, e automaticamente iniziano a guadagnare rendimenti tramite strategie DeFi eseguite dietro le quinte, senza dover interagire con protocolli complessi, wallet o tecnicismi che solo i degen hanno realmente assimilato.
Ma i veri capitali arrivano solo quando ci sono regole chiare
In molti sostengono che per attirare domanda mainstream e portare trilions all’interno del mondo DeFi servano necessariamente delle regole che tutelino l’utente finale. Questo in parte è anche vero ed è il motivo per cui il fallimento del Clarity Act rappresenta una sconfitta per l’intera industria crittografica, come ci ha ricordato il nostro collega Gianluca Grossi nel suo ultimo editoriale.
Ad ogni modo, la sconfitta di una singola partita non determina automaticamente la retrocessione in campionati minori. Esistono casi di successo nel nostro settore che sono esplosi anche senza regolamentazione: ne è un esempio l’ascesa di Hyperliquid, che ha ospitato finora oltre 5 trilioni di dollari di volumi lifetime pur essendo un servizio non ancora conforme al quadro normativo dei mercati USA, su cui solo ora la CFTC sta lavorando per legittimare il comparto dei perps.
Il punto chiave è che prima di pensare a regole occorre costruire il prodotto e far sì che quel prodotto risolva concretamente un problema comune a milioni di persone. I capitali e le normative arriveranno poi di conseguenza.
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