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Vitalik Buterin sfida paura dell'AI: "Hacker diventeranno fortissimi, ma blockchain può diventare impossibile da rompere"

Vitalik rassicura la community sul futuro della cybersecurity: l'AI non condannerà la blockchain.

19:50 • Pubblicato 17/09/2026

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Scritto da Alessandro Adami

DeFi & On-Chain Specialist

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Vitalik Buterin, il fondatore di Ethereum, appare piuttosto ottimista sul futuro della cybersecurity nel panorama blockchain, anche se l’AI dovesse diventare molto più brava a scovare bug e vulnerabilità nei prossimi mesi/anni. Nel suo ultimo blog post ha spiegato alla community qual è la sua visione sul tema, mettendo in discussione l’idea secondo cui l’ascesa dell’intelligenza artificiale possa dare agli hacker un vantaggio tecnologico impossibile da colmare.

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Gli esperti dicono che i prossimi sistemi AI diventeranno talmente forti da riuscire a scovare eventuali falle nelle piattaforme crittografiche, analizzando milioni di righe di codice in brevissimo tempo. Vitalik non nega che questa sia una possibilità concreta, ma aggiunge che l’empowerment degli attaccanti potrà essere sfruttato in egual modo in senso difensivo – tramite chiare indicazioni – anche da chi deve proteggere la blockchain dai pirati informatici.

L’AI aprirà le porte a una stagione ricca di hack nel mondo crypto e blockchain

Questa è l’idea comune che si sta diffondendo nel settore. I numeri riportati recentemente da TRM Labs confermano che il mondo crypto sta già affrontando un boom di hack con l’aiuto dell’AI. Il report infatti evidenzia un aumento del 40% su base annua degli attacchi avvenuti con l’ausilio dei nuovi modelli LLM.

Riguardo a questo fenomeno però, il punto più interessante da cogliere è forse un altro: i bersagli preferiti dagli hacker sono i protocolli DeFi più piccoli e spesso poco solidi sul fronte della sicurezza. Le grandi piattaforme che investono milioni di dollari all’anno su audit e prevenzioni varie risultano meno fragili di quanto si potrebbe pensare, e in questi casi basta davvero poco – come sottolinea Vitalik Buterin – per mettersi al riparo.

La tesi di Vitalik: con l’AI si può dimostrare matematicamente che un programma è sicuro

Nel suo ultimo post il co-fondatore di Ethereum esordisce con un’affermazione che suona come una rassicurazione per tutti coloro che sono – anche in parte in modo giustificato – terrorizzati dall’evoluzione dell’AI. Queste le sue testuali parole:

È una posizione sempre più comune che l’hacking con l’AI significhi che la cybersecurity sia condannata. Non sono d’accordo. Penso che la cybersecurity sia naturalmente favorevole alla difesa una volta che le persone mettono a posto le loro cose. E chiunque continui a detenere criptovalute (incluso me, ~90% del mio patrimonio netto) sta implicitamente facendo quella scommessa.

Vitalik interviene sul tema dell’AI e della cybersecurity nel mondo blockchain

Vitalik possiede circa 560 milioni di dollari in crypto (quasi tutti in ETH2.463 $▲ +3,74%), e ci ricorda come sia il primo ad aver “skin in the game” – come direbbero i più bravi. Il fatto che la maggior parte del suo patrimonio sia parcheggiato su blockchain dimostra quanto lui stesso sia convinto che l’avvento dell’AI non rappresenterà una minaccia seria per l’industria.

Discorso leggermente diverso per il quantum computing, dove anche Vitalik si sta preparando con una nuova roadmap per Ethereum. Anche in questo caso, non c’è un pericolo imminente da affrontare, ma è necessario armarsi di aggiornamenti per rimpiazzare gradualmente le componenti più vulnerabili del software, quelle che si basano su una crittografia a curva ellittica (che si potrà potenzialmente rompere con l’algoritmo di Shor, n.d.r.).

Vitalik parte dalla radice: la chiave è definire correttamente cosa significa “sicuro”

Tornando al discorso AI, il punto chiave di Vitalik è il seguente: gli sviluppatori, grazie all’intelligenza artificiale, potrebbero riuscire anche a verificare formalmente che un software rispetta determinate proprietà di sicurezza impenetrabili. La tecnologia non aiuta quindi solo gli hacker, ma anche chi sa definire correttamente cosa significa “sicuro” dal punto di vista del linguaggio del codice.

Per fare una metafora, sarebbe come riuscire a dimostrare matematicamente che una casa sia sicura da eventuali intrusioni di ladri, dopo aver definito con precisione tutti i possibili punti in cui qualcuno di esterno potrebbe tentare di entrare. Nella definizione – che è poi l’input che viene dato all’AI – vanno però inclusi tutti i possibili accessi, comprendendo finestre, porte, ingressi secondari e qualsiasi punto di accesso.

Nel comparto blockchain la sfida è la medesima: i costruttori non devono solo dimostrare che certi fondi non possono essere spesi senza la relativa chiave privata, ma devono creare una definizione formale di tutti i possibili point of failure, ossia server, database, librerie, hardware, gestione delle chiavi ecc.

Non serve scrivere milioni di righe di codice per mettersi al riparo, ma conoscere esattamente tutti i punti che potrebbero favorire un hack, e verificare matematicamente tramite l’AI che non esistano modi per aggirare le misure di sicurezza.

Da questa angolazione, la visione di Vitalik appare come una manna dal cielo per un mondo crypto che ha subito miliardi di danni tramite attacchi hacker nell’ultimo anno, e che – proprio grazie all’AI – potrebbe diventare molto più sicuro di quanto non lo sia oggi.

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DeFi & On-Chain Specialist

Expertise

  • Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
  • Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
  • Options flow e derivati
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", è un giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti, esperto in materia di finanza decentralizzata ed applicazioni web3. Investe e segue da vicino gli sviluppi dei progetti Ethereum e Chainlink.

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