Parla il CEO di Ripple: crypto alternativa all'oro delle banche centrali. Ecco perché
Brad Garlinghouse parla del caso del rimpatrio dell'oro dei Paesi Bassi, puntando però in direzione delle criptovalute
09:12 • Aggiornato 06/09/2026
Scritto da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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Giornalista finanziario
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Il CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, ha sfruttato la notizia della settimana – lo spostamento di tonnellate d’oro da parte della banca centrale olandese – per sostenere la causa crypto. Ci sono voluti mesi di viaggi organizzati e di compravendite per riportare in patria una percentuale dell’oro che è di proprietà della banca centrale dei Paesi Bassi. Le crypto, afferma Garlinghouse tramite il suo account X, avrebbero un caso d’uso importante per questo tipo di attività.
È un discorso che abbiamo sentito pronunciare più volte anche da altri appassionati e specialisti: Bitcoin e crypto, rispetto all’oro, sono più facili da custodire, da spostare e anche da verificare nella purezza. Perché allora non riescono a prendere piede come riserva di valore?
Il messaggio di Brad Garlinghouse
Questo è un buon promemoria di come funziona la finanza ancora oggi… La Banca Centrale dei Paesi Bassi ha speso mesi per muovere 11 miliardi di dollari in oro da New York a Londra. Il 70% non si è mai spostato fisicamente. È stato venduto a NYC e ricomprato a Londra. Questo mi ricorda di quando la Germania, a partire dal 2013, ha impiegato 4 anni per spostare 674 tonnellate d’oro, dal controvalore di 36 miliardi di dollari, da Parigi e New York.
E poi ha aggiunto:
Nei 10 anni tra queste due storie, le crypto sono passate da un esperimento da 1,5 miliardi di capitalizzazione a una classe di asset da 2.700 miliardi. Che cosa non è cambiato? Le banche centrali (e molto del resto del mondo, a essere sinceri) muove valore come si muoveva negli anni ’40 del novecento.
Il messaggio – per chi frequenta il mondo crypto – dovrebbe essere semplice da anticipare. A Bitcoin bastano pochi centesimi di dollaro e una decina di minuti per essere spostato da una parte all’altra del mondo. O meglio, per cambiare proprietario.
Questo è un caso ideale di utilizzo delle criptovaluta: essere riserva di valore e muoverlo istantaneamente, in tutto il mondo, ad un costo quasi nullo. Perché le persone si stanno ancora opponendo?
La risposta per Brad Garlinghouse
Abbiamo sostenuto su queste pagine più volte la superiorità di Bitcoin rispetto all’oro su questo specifico aspetto. Tuttavia, ci sono altri aspetti che vanno presi in considerazione mentre si fanno ragionamenti di questo tipo.
Sulla velocità di trasferimento: è vero che le crypto sono più veloci, ma ci sono altri asset altrettanto veloci. Il discrimine, per le banche centrali, è nelle qualità dell’asset e nel suo status.
Riprendiamo qui André Dragosch nella sua ultima analisi che parla di correlazione in termini di prezzo tra BTC79.465 $▼ -0,51% e oro. In termini di qualità, l’oro è un asset che è considerato da più di un millennio riserva di valore. Bitcoin ha poco più di 15 anni – e ci vorrà eventualmente del tempo affinché raggiunga anche soltanto una parte di questo status.
Sulle crypto in via generale: all’interno di questo insieme rientrano asset molto diversi tra loro. Alcune sono stati emesse originariamente da aziende – come nel caso di Ripple. Altre, pur avendo avuto un’emissione più “decentralizzata”, sono comunque lontane da poter avere lo status di riserva di valore, almeno nei termini in cui questo concetto interessa le banche centrali.
Perché se è vero che possiamo avere una ferma convinzione sulle qualità di Bitcoin, è altrettanto vero che le banche centrali, con l’oro, acquisiscono un asset molto liquido e facile da scambiare, anche con controparti dello stesso livello. Per ora – chissà se sarà una questione di tempo – il mondo crypto non si avvicina ancora a questo status.
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