50 miliardi di liquidità per banche e assicurazioni. La Cina prova a spingere l'economia, dopo risultati deludenti
Pacchetto di liquidità non emergenziale, secondo le autorità, ma a sostegno del settore bancario, per espandere il credito.
11:05 • Aggiornato 07/09/2026
Scritto da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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Giornalista finanziario
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Un pacchetto da circa 40 miliardi di euro per rivitalizzare l’economia. La Cina è pronta a iniettare in banche e assicurazioni cifre importanti, nel tentativo di ricapitalizzarle (operazione meno necessaria) e di spingere il settore del credito verso imprese e famiglie (questo… più necessario). Si tratta della più grande iniezione di liquidità dei tempi recenti.
Secondo quanto riporta Bloomberg, banche e assicurazioni cinesi sarebbero sufficientemente capitalizzate e la mossa sarebbe da intendersi in termini di stimoli a un’economia che sta facendo fatica a crescere e che è lontana dai target di crescita fissati dal Partito.
Non è una misura emergenziale
La ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie statali è una policy degli ultimi due anni e non è una misura di emergenza. La chiave è fare questi accordi prima, per permettere alle banche di avere capitale adeguato e supportare l’economia reale.
Questo è il commento di Liao Zhiming – che è stato citato da Bloomberg – e che opera come analista da Huayan Securities. I mercati per ora hanno però reagito con una correzione, per quanto modesta, sui titoli delle banche coinvolte nell’operazione.
L’obiettivo sarebbe comunque quello di far trovare le banche in condizioni di sostenibilità finanziaria per un’eventuale apertura di credito più ampia verso imprese e famiglie, con la maggiore capitalizzazione che permetterebbe, con maggiore agilità e con minore preoccupazione, di sostenere anche operazioni più rischiose.
Nel complesso l’operazione di rifinanziamento del settore bancario e assicurativo procede, per quanto in modo non omogeneo, già dal 2024. La necessità si è però intensificata con l’arrivo non solo della guerra commerciale a pieno regime con gli Stati Uniti, ma anche a fronte di risultati economici della Cina che non sono entusiasmanti e comunque lontani dalle aspettative e dagli obiettivi del Partito.
I mercati aspettano
Intanto però i mercati non reagiscono granché, con i titoli delle banche che saranno coinvolte che perdono fino allo 0,6% a Hong Kong. Non emergono dunque segnali chiari, se non quelli di una certa difficoltà politica che si protrae da tempo a causa di risultati economici poco brillanti.
La Cina ha inoltre fronteggiato da poco un’enorme crisi del settore immobiliare e continua a essere afflitta da problemi legati alla scarsa domanda interna. Pechino si trova inoltre a fronteggiare un lungo periodo di deflazione o comunque di prezzi piatti, sui quali le autorità politiche hanno più volte cercato di intervenire.
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