NEAR Intents ai massimi storici: 170 milioni per il trading confidenziale AI. $NEAR corre a +26%
I numeri di NEAR Intents sono in forte crescita, ma siamo davvero sicuri che siano sufficienti a sostenere il rally del token?
Aggiornato 18/09/2026
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Negli ultimi giorni si sta parlando sempre più spesso di NEAR Protocol e delle straordinarie performance messe a segno dal proprio token nativo, ma in pochi stanno analizzando i veri catalizzatori di questo movimento rialzista. Ieri il progetto ha esteso la funzione di trading confidenziale alla propria sezione perps, contribuendo a portare il TVL della più ampia categoria NEAR Intents su nuovi massimi storici a circa 170 milioni di dollari.
Mentre scriviamo, NEAR3,71 $▲ +31,38% occupa il terzo posto nella classifica delle top 100 criptovalute in termini di rialzo nelle ultime 24 ore, con i prezzi che viaggiano sui livelli più alti da febbraio. Vediamo più da vicino qualche dato per contestualizzare al meglio il rally della moneta e capire se questa crescita sia effettivamente sostenuta da un aumento della redditività del protocollo.
Boom per la privacy nel mondo crypto: $NEAR vola grazie al trading confidenziale
La narrativa della privacy spinge ancora e non porta benefici solo agli storici progetti che incorporano privacy di default – come Zcash e Monero – ma anche a quelli che più recentemente hanno integrato funzionalità di scambi riservati all’interno delle proprie infrastrutture. NEAR Protocol, con la sua piattaforma di trading cross-chain NEAR Intents, rientra proprio in questa seconda categoria.
La piattaforma ha lanciato a febbraio 2025 la funzione “Confidentials” – estendendo le feature anche ai perps – e da lì in poi ha registrato un forte incremento dell’attività on-chain. In appena 7 mesi il TVL di NEAR Intents è passato da 53 milioni fino agli attuali 170 milioni, per un aumento di circa il +220%.
In realtà però, a crescere non è stata solo la mole di capitali impegnata nelle operazioni di natura confidenziale, ma anche il TVL relativo alle attività pubbliche, che non sono appunto coperte dallo scudo della privacy.

Chi vi scrive ci tiene a sottolineare a voi lettori che in questo giornale abbiamo esplorato il trend dell’anonimato e della privacy in DeFi sin da tempi non sospetti, quando ancora erano in pochi a parlarne e i volumi cumulativi su NEAR Intents erano a soli 17 miliardi di dollari. Oggi lo stesso dato è salito a 31,2 miliardi, con il token $NEAR che nel frattempo ha registrato un incremento di prezzo di circa il +190%.
I crypto asset più scambiati su NEAR Intents
È particolarmente interessante osservare come i volumi giornalieri su NEAR Intents abbiano toccato un nuovo massimo storico nella seduta di ieri, con oltre 300 milioni di dollari di negoziazioni processate dalla piattaforma.
Da notare anche come gli asset più scambiati ieri siano stati $USDT, con 134 milioni di dollari, $USDC, con 58 milioni, e $ZEC, con 42 milioni. Al terzo posto si posiziona la crypto su cui le balene sono andate all-in, la stessa che in realtà – tecnicamente – non avrebbe bisogno del layer confidenziale di NEAR per garantire la privacy delle proprie transazioni, ma che beneficia comunque dell’infrastruttura di trading cross-chain.

Aumentano i ricavi generati dal protocollo
Questo boom di attività sta ovviamente contribuendo ad accrescere i ricavi del protocollo NEAR, che registra un aumento non indifferente delle commissioni di trading pagate dagli utenti. Sin da quando il progetto ha attivato il fee switch a febbraio 2026, ossia da quando ha iniziato a catturare una quota delle fee generate da Intents, le metriche sono esplose.
Ad oggi le commissioni cumulative ammontano a 46,3 milioni di dollari, di cui il 31,5% viene trattenuto dal protocollo sotto forma di revenue nette, ossia circa 14,6 milioni di dollari. Parliamo di numeri in realtà poco significativi in termini relativi rispetto alla valutazione di $NEAR, che registra un FDV di quasi 4,5 miliardi di dollari.
Ad ogni modo, sembra che il mercato abbia comunque gradito questo incremento della redditività del protocollo, sia per motivi legati alla narrativa della privacy, sia perché una quota di questi ricavi viene utilizzata per finanziare i buyback del token nativo. Buyback che rimangono relativamente contenuti rispetto alla dimensione di $NEAR, ma che evidentemente attirano capitali dagli investitori.

Va sottolineato anche come $NEAR non sia diventato deflazionistico grazie al fee-switch. Al momento le revenue coprono solo il 30% delle emissioni del token, con i buyback effettivi che rappresentano una quota ancor minore, dal momento che non tutti ricavi si traducono in riacquisti.
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