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Il Giappone ha venduto 88 miliardi di debito USA? I numeri misteriosi dell'intervento che spaventa tutti

Grande forza dello yen, sostenuta però da un intervento che spaventa gli operatori di mercato e la politica USA

08:59 • Aggiornato 08/09/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Il Giappone ha in cassa, rispetto al mese scorso, circa 88 miliardi di dollari di bond USA in meno. Il numero è stranamente vicino alla quantità di denaro impiegato a sostegno dello yen nel corso del mese di agosto – e anche in assenza di conferme c’è chi ritiene questa aritmetica corretta. Di più: lo yen sta vivendo un momento di rara forza, spinto sia dall’ormai celebre intervento congiunto di USA e Giappone, sia in attesa di un rialzo dei tassi che sembra ormai inevitabile. Per quanto a tanti sembrerà la soluzione di un annoso problema, ci sono altre questioni che andranno considerate.

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La debolezza dello yen sulle piazze internazionali è motivo di preoccupazione anche a Washington. Come vi abbiamo più volte raccontato su queste pagine – gli USA hanno attivato la facility FIMA proprio per sostenere certe operazioni a sostegno della divisa nazionale giapponese. Non è detto però che Tokyo si fermi con la vendita di bond USA in un momento che è già di difficoltà per il debito pubblico USA sui mercati.

Tokyo continua a lasciar intendere di poter intervenire ancora

L’effetto annuncio è importante. Ed è ancora più importante quando gli annunci di cui sopra vengono ripetuti con una certa costanza. Le massime autorità monetarie di Tokyo insistono sulla capacità di intervenire ancora a sostegno dello yen – potendo (questo è però il non detto) fare affidamento su una quantità enorme di debito pubblico americano nei forzieri del Paese del Sol Levante.

Una situazione che preoccupa Washington, che da un lato chiede al Giappone di sostenere la sua valuta, dall’altro non vorrebbe vedere altri scarichi a mercato di bond, soprattutto se a breve termine.

Rimane il fatto che dai conti di Tokyo mancano 88 miliardi in foreign securities, ovvero in titoli esteri, che con ogni probabilità riguardano appunto il debito pubblico USA venduto in cambio di dollari, poi spesi a sostegno di uno yen che era in caduta libera.

Attesa per l’aumento dei tassi

Intanto da Tokyo ci si aspetta un aumento dei tassi di almeno 25 punti base, che i recenti dati sul PIL (in crescita, seppur moderata) non hanno spinto alla riconsiderazione. Qualcuno, all’interno di Bank of Japan, sta addirittura pressando per aumenti più consistenti – con BoJ che appare, dati alla mano, piuttosto indietro nel suo cammino per contrastare l’inflazione.

L’incontro per decidere dei tassi – che sarà guardato con grande attenzione da tutti gli operatori di mercato (anche quelli che non investono sui mercati giapponesi), ci sarà il prossimo 17-18 settembre, poco dopo un incontro identico negli USA, il 16 settembre, per decidere dei tassi dell'”area dollaro”. Ne uscirà un mondo finanziario diverso – e forse, un po’ di forza per lo yen di cui tutti avrebbero bisogno.

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Caporedattore e Content Strategy

Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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