Il rialzo dei tassi di BCE è già scontato. Le obbligazioni però stanno già facendo i conti con altri rialzi
La BCE prepara un nuovo rialzo dei tassi, ma oggi i mercati scommettono già su ulteriori strette mentre l'inflazione energetica resta elevata.
22:09 • Aggiornato 09/09/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Caporedattore e Content Strategy
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Domani alle 14:15 la Banca Centrale Europea annuncia la decisione sui tassi di interesse, con la conferenza stampa di Christine Lagarde in programma alle 14:45. Il consenso degli economisti considera certo un rialzo di 25 punti base, il secondo del 2026 dopo quello di giugno. L’inflazione dell’eurozona è tornata al 3,3% e i mercati obbligazionari si stanno già posizionando per una stretta più lunga delle attese.
BCE verso il secondo rialzo dei tassi, ma il mercato ne prezza già altri
In un sondaggio di Reuters, tutti i 65 economisti interpellati, prevedono un aumento di 25 punti base. Il tasso salirebbe dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Non solo gli “esperti”, ma anche i trader su Polymarket stimano la probabilità del rialzo da 25 punti base al 99%, con tutte le ipotesi alternative ridotte a valori marginali. La decisione appare quindi interamente scontata e già inserita nei rendimenti obbligazionari correnti.

L’inflazione energetica è la causa della stretta
La spinta al rialzo arriva dalla dinamica dei prezzi. L’inflazione dell’eurozona è salita al 3,3% in agosto dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dei prezzi energetici legati al conflitto in Medio Oriente. Gli economisti hanno alzato la previsione media di inflazione per il 2026 al 2,9% e il ritorno al target del 2% viene ora collocato verso la fine del 2027. Un quadro che però resta in evoluzione, dato che lo scenario conflittuale tra Iran e USA sembra destinato a prolungarsi ancora.
Il mercato monetario prezza ancora rialzi
La vera domanda non riguarda domani ma i mesi successivi. La risposta si legge nei future sull’Euribor 3 mesi, i contratti con cui gli operatori scommettono sul livello futuro dei tassi, visibili nel grafico allegato.

La regola di lettura è semplice, il tasso atteso si ottiene sottraendo la quotazione del contratto da 100. Il contratto in scadenza a dicembre 2026 quota 97,355 e incorpora quindi un tasso del 2,645%. Il numero è coerente con i depositi al 2,50% dopo il rialzo di domani. Fin qui il mercato conferma solo la mossa già attesa. La scadenza marzo 2027 quota invece 96,890, che sottratto da 100 restituisce un tasso implicito del 3,11%. Tra dicembre 2026 e marzo 2027 ci sono quindi 46 punti base di differenza, quasi due rialzi pieni da 25 punti base oltre quello atteso domani. Per il mercato monetario quello di domani non è l’ultimo intervento del ciclo.
Titoli di Stato sotto pressione, il BTP corto sui minimi
Il rialzo atteso si vede da alcuni mesi anche sui Titoli di Stato. Il rendimento del decennale italiano (IT10Y) è salito al 4,27%, ai massimi dal 2013, con lo spread sul Bund tedesco a 85 punti base. La Francia (FR10Y) subisce maggiormente la pressione e rende oggi il 4,31%, superando l’Italia, un sorpasso mai visto in questo secolo.

Il future sul BTP short term, il contratto sulle scadenze tra 2 e 3,25 anni, è sceso sui minimi dal 2023 pur con tassi ufficiali molto più bassi di allora. Il prezzo di questo contratto si muove al contrario dei rendimenti, quindi scende quando il mercato si aspetta tassi in salita, cioè la dinamica che si osserva ora sul grafico. Nel 2023 i tassi BCE stavano al 4,5%, oggi al 2,4%, eppure il future quota sugli stessi livelli. È il segnale che gli operatori si stanno coprendo in anticipo da nuovi rialzi.
Le parole della Lagarde su un possibile intervento a dicembre saranno il vero market mover della giornata.
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Considerando la frenata della locomotiva Germania i dati non sono incoraggianti.