OpenAI: possibile nuovo funding round. IPO ritarda, ma valore dell'azienda supererà i 1.200 miliardi
Voci insistenti di nuova raccolta di capitali per OpenAI, nonostante... il rallentamento alla frontiera.
Aggiornato 16/09/2026
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Secondo quanto è stato riportato da The Information – in genere molto affidabile – OpenAI starebbe interloquendo con investitori interessati a un nuovo round di finanziamenti. Secondo i prezzi che girano dietro le quinte, si parlerebbe di una valutazione complessiva dell’azienda a 1.200 miliardi, in rialzo dall’ultimo round che invece aveva fissato il cap a 852 miliardi di dollari.
Secondo le indiscrezioni pubblicate dal giornale statunitense, la possibilità di avere un ulteriore funding round sarebbe conseguenza sia dell’interesse di certi investitori, sia del piano di rinviare la IPO almeno al 2027, dato il momento politicamente poco favorevole per le società che sviluppano modelli AI.
Fermarsi? Insomma…
Il tema sarà di particolare interesse anche per chi aveva seguito le vicende che hanno tenuto impegnati giornali e investitori durante il weekend. Sam Altman, CEO di OpenAI, aveva risposto in modo positivo alla richiesta di Dario Amodei di Anthropic di rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera. Una scelta che ha causato non pochi sconquassi nel mondo degli investimenti e che ha portato a veementi risposte politiche anche da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Al netto della volontà di rallentare alla frontiera, entrambe le società sono più che concentrate nel raccogliere capitali. OpenAI tramite questo ennesimo funding round, Anthropic invece tramite una IPO che dovrebbe arrivare al massimo entro la prima metà di ottobre.
In ballo, come sempre, miliardi. Secondo quanto viene riportato infatti da The Information, se dovesse andare in porto questo nuovo funding round, la società verrebbe valutata nel complesso più di 1.200 miliardi di dollari.
Intanto gli underwriter…
Intanto continuano le pressioni di diverse banche d’affari sulle principali società di rating. Si tratta di pressioni affinché venga concesso, alle aziende in questione, un rating investment grade per il debito che andranno eventualmente a emettere.
Una questione che sbloccherebbe l’accesso di capitali che arrivano da fondi pensione, assicurazioni e altri investitori strutturati.
Si sta apparecchiando la più grande operazione finanziaria di sempre – e nessun colpo è proibito. Chi continua a parlare di bolla probabilmente – almeno sul breve periodo – non ha fatto i conti con l’enorme domanda che c’è per i titoli di queste aziende. E neanche con le forze che possono spingere a loro favore gli esiti di certe questioni.
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