Unione Europea: c'è accordo per sanzioni a crypto exchange. Rischio ban per Paesi terzi
La spunta Von der Leyen: ban per Paesi terzi che ospitano certi exchange.
Aggiornato 23/07/2026
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Secondo quanto riportato dal Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ci sarebbe accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Il pacchetto – come anticipato già in giugno – include nuove limitazioni per quanto riguarda operatori crypto che hanno favorito il trasferimento di valore da e per entità russe sottoposte a sanzione. Viene introdotta, secondo il comunicato stampa ufficiale, la possibilità di un ban completo a carico di paesi terzi per le attività crypto che ospitano.
Insieme alle attività crypto, sono state colpiti da sanzioni 31 istituti bancari. Non è chiaro per il momento come si espliciterà l’eventuale ban di attività crypto ospitate in Paesi terzi.
Il comunicato stampa di Ursula Von der Leyen
Riguardo le transazioni finanziarie e crypto. Stiamo espandendo il nostro ban sulle transazioni a 31 banche russe aggiuntive. E a 20 ulteriori banche, società crypto e trader di petrolio che hanno offerto servizi a entità russe o individui sanzionati o che hanno aggirato le nostre misure. Per la prima volta, introdurremo la possibilità di un ban totale su paesi terzi in relazione a servizi sui crypto asset. Sarà un deterrente forte per i paesi che ospitano piattaforme che aiutano la Russia a evadere le nostre sanzioni.
Per il momento non sono chiare le modalità di applicazione di eventuali sanzioni a interi Paesi se questi ospiteranno servizi che hanno offerto servizi a soggetti sanzionati. Qui è disponibile il comunicato stampa in versione integrale.
Del 21esimo pacchetto di sanzioni e del contenuto anche a tema crypto si parla già da giugno, con la notizia di oggi che è il raggiungimento di un accordo almeno in linea di massima politico. Nel pomeriggio dovremmo saperne di più sul completamento dell’iter.
Crypto sotto osservazione
L’utilizzo di cripovalute e blockchain per aggirare le sanzioni è stato uno dei temi forti del conflitto tra Russia e Ucraina. Mosca ha crescenti difficoltà ad accedere al sistema bancario internazionale e – almeno in parte – sembra che le criptovalute abbiano potuto dare una mano.
Il caso più emblematico rimane quello della stablecoin legata al rublo A7A5, di importante diffusione, che però riuscirebbe a fare da ponte dei pagamenti soltanto per i Paesi dell’orbita russa. Diverso il ruolo degli exchange: le autorità del Regno Unito hanno sottoposto ad esempio a sanzioni HTX, per aver ospitato transazioni riconducibili a entità russe, in quello che è un caso che tiene ancora banco.
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