Cina: disposti a dialogo su AI, ma intanto minaccia ritorsioni. Nasce fronte anti-AI in America
Pechino si dice disposta a negoziare, ma senza rese. "La distillazione è un fenomeno naturale", o quasi.
11:42 • Aggiornato 10/09/2026
Scritto da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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La Cina sarebbe disposta a intavolare discussioni sull’intelligenza artificiale con gli Stati Uniti. Tuttavia, per farlo, chiede garanzie sulle proprie aziende che si occupano del settore, che sempre più di frequente, da parte di Washington, sono accusate di aver sottratto tecnologie alle controparti americane. Dialoghi, dice Pechino, che dovranno essere improntati all’equità e allo scopo di avere benefici per entrambi. L’invito però contiene anche delle minacce.
La risposta arriva dopo che martedì FBI e NSA hanno accusato, di nuovo, le aziende cinesi di distillare i modelli realizzati dalle aziende americane, in un comunicato congiunto che ha puntato il dito su Alibaba, DeepSeek, MiniMax, Moonshot, Stepfun e Z.AI. La tensione è alle stelle, in una fase di grande rilevanza politica anche interna per il tema dell’intelligenza artificiale, almeno negli Stati Uniti.
Cooperazione ma…
L’offerta di cooperazione arriva però corredata da una minaccia:
Se gli Stati Uniti dovessero intraprendere azioni per contenere e sopprimere le compagnie di intelligenza artificiale cinesi nel nome della guerra alla distillazione, la Cina prenderà delle contromisure.
Questo è il messaggio che arriva dal portavoce del Ministero del Commercio di Pechino, senza che però siano state individuate per ora possibili contromisure a un eventuale azione americana.
Il tema dell’intelligenza artificiale diventa intanto sempre più politico. Oltre alla questione data center, con 7 americani su 10 che secondo le più recenti indagini sarebbero contrari alla loro costruzione, stanno tenendo banco le dichiarazioni di un ex-ricercatore di Anthropic, che ha definito le principali aziende che si occupano di intelligenza artificiale come irresponsabili, indicando inoltre il rischio di danni incommensurabili e irreparabili per gli esseri umani.
Il dibattito è caldo come non mai, con le elezioni di midterm – che si terranno in novembre – che risentiranno fortemente anche di questi temi. I repubblicani hanno sposato, un po’ ovunque, il comparto, con i democratici che invece cercheranno di cavalcare la prima seria ondata di reazione all’espandersi della filiera dell’intelligenza artificiale.
Il vento contro
Nella tarda serata di ieri è arrivato un interessante approfondimento firmato da Joe Weisenthal di Bloomberg, che segnala come l’opposizione al mondo AI stia in realtà crescendo e coinvolga ora anche politici di una certa popolarità, come Bernie Sanders. La sua proposta di fermare lo sviluppo dei modelli AI fino all’imposizione di salvaguardie effettive non avrà seguito, ma è il segnale di una svolta anche nel mondo dell’opposizione a questo comparto.
Se fino a oggi si era parlato con maggiore convinzione di opposizione limitata ai data center, ora il movimento sembrerebbe pronto ad allargarsi alle società che producono modelli. Non si possono tuttavia biasimare: le campagne stampa, condotte dalle stesse aziende, che parlavano di cancellazione di posti di lavoro (in particolare nel settore del software, dei media, del comparto legale), i continui ed esagerati allarmi sulla pericolosità dei loro modelli hanno infine prodotto dei prevedibili effetti.
Tutto questo mentre mancano poche settimane alla IPO di Anthropic.
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