1 milione di $BTC bloccati a questo prezzo: il muro che Bitcoin deve rompere per continuare il bull market
Bitcoin non può prescindere dal breakout di questo livello se vuole davvero riprendere la bull run.
15:26 • Aggiornato 10/09/2026
Scritto da Alessandro Adami
DeFi & On-Chain Specialist
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Revisionato da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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Bitcoin si muove da 19 sessioni giornaliere in un range di prezzi relativamente contenuto, con chiusure daily che vanno dagli 81.300$ fino ai 77.300$, per un’ampiezza massima di circa il 5%. Dopo il forte impulso rialzista di fine agosto la volatilità della criptovaluta, sia implicita che realizzata, sembra essersi placata, in attesa che le quotazioni intraprendano una chiara direzione sui grafici.
Sul lato della domanda sembrano esserci parecchi acquirenti pronti ad acquistare eventuali dip, ma anche sul fronte dell’offerta si continua a fare sul serio. In particolare, Bitcoin ha un muro enorme che deve rompere se vuole proseguire la sua corsa al rialzo, dove più di 6 mesi fa sono stati movimentati oltre 1 milione di monete. Vediamo la situazione più da vicino.
Il muro che sta bloccando il rally di Bitcoin
Già a fine agosto vi avevamo anticipato come, nonostante i tori avessero iniziato a spingere, Bitcoin aveva ancora un grosso ostacolo da superare. Oggi quell’ostacolo è ancora presente sulla chart, e ha finora bloccato ogni tentativo di breakout registrato nel corso nelle ultime settimane.
Ci riferiamo a un livello che è costituisce la base di costo dei long-term holders, ossia quella categoria di detentori di BTC76.776 $▼ -3,47% che hanno acquistato oltre 6 mesi fa (155 giorni per la precisione, ndr.). Nel dettaglio, tra gli 83.000$ e gli 86.000$, questa coorte di investitori ha spostato un totale di 1,07 milioni di $BTC, pari a un controvalore di 83,6 miliardi di dollari ai prezzi correnti.
Tuttavia, non significa che tutte quelle monete siano state effettivamente acquistate in quella zona, ma che in quel punto si è registrata la loro ultima movimentazione pubblica sul network. In ogni caso, l’analisi on-chain considera questa informazione come una sorta di media di costo aggregata, la quale può rappresentare, in base alle occasioni, un supporto o una resistenza per i prezzi.

Da sottolineare come il livello 83.000$-86.000$ un tempo rappresentava un solido supporto di Bitcoin, con gli investitori che durante la fase di consolidamento del Q4 2025 avevano scambiato in modo aggressivo su quella fascia di prezzo. Dopo il breakdown di gennaio la stessa fascia è diventata una resistenza, mentre $BTC ha trovato una nuova zona di accumulo sotto i 65.000$, esattamente dove coincide la base di costo degli short-term holders.
Il muro si trova anche nei futures di Bitcoin
È interessante notare come lo stesso muro che emerge dall’analisi on-chain si ripresenta, quasi a specchio, anche nei futures di Bitcoin. Secondo la mappa di calore fornita da Glassnode, la zona che va dagli 82.000$ fino agli 86.000$ ha aumentato la mole di potenziali liquidazioni short del 21% a partire dal 19 agosto, con molti trader che hanno costruito posizioni allo scoperto dopo il rialzo di fine mese.
Se Bitcoin dovesse rompere al rialzo questa zona, potrebbe innescare uno short squeeze simile a quello registrato di recente durante la liquidazione forzata di 3 miliardi di dollari, contribuendo ad alimentare la spinta della domanda.
Ad ogni modo, non è detto che i compratori riescano a infliggere un altro duro colpo agli orsi, e c’è anche da considerare come al di sotto dei 63.000$ si trovi un cluster di liquidazioni long ancora più importante, che potrebbe fare da calamita per i prezzi in caso di inversione dal top locale.

Anche gli ETF confermano la resistenza
Curiosamente, lo stesso muro rappresenta anche un livello chiave per quanto riguarda gli ETF Bitcoin. Infatti, nel complesso tutti i fondi quotati in borsa su $BTC presentano un costo medio di carico delle monete pari a 86.000$. Ciò significa che al momento, a livello aggregato, i detentori di quote ETF sono underwater, ossia si trovano in condizioni di perdita.
Per 229 sessioni consecutive i prezzi sono rimasti al di sotto di questo livello, raggiungendo una perdita non realizzata massima di 18 miliardi di dollari. Al momento invece, le perdite si attestano intorno ai 3,9 miliardi, il valore più vicino al pareggio a partire da gennaio. Recuperare gli $86.000 vorrebbe dire tornare in profitto per la prima volta nel 2026, cosa che offrirebbe una spinta in più anche dal pubblico istituzionale.
Da segnalare tuttavia come gli inflow si siano interrotti negli ultimi giorni, dopo una fase di forti afflussi positivi. Dopo il rally di fine agosto, anche a Wall Street sembra che l’euforia abbia lasciato spazio alla calma e al consolidamento.

Qualche trader scommette su un crollo dei prezzi imminente
C’è chi non crede che Bitcoin riesca a superare così facilmente questo muro, che – come abbiamo visto – è sostenuto da tre forze convergenti. In particolare, un trader di opzioni su Derive ha aperto poche ore fa diverse posizioni con un valore nozionale complessivo di 46 milioni di dollari, ipotizzando un calo dei prezzi da qui ai prossimi giorni.
Secondo quanto riportato, avrebbe comprato 100 contratti put con strike a 76.000$ in scadenza il 12 settembre, e altri 250 contratti su una put spread compresa tra 74.000$ e 70.000$ in scadenza il 18 settembre. Il suo bias è chiaramente bearish e suggerisce che $BTC potrebbe accelerare al ribasso nei prossimi giorni, influenzato potenzialmente anche da una situazione non proprio ottimale sul fronte dei rendimenti dei bond.
Nel frattempo IV e skew mostrano un lieve aumento delle aspettative degli investitori negli ultimi giorni, seppur con movimenti meno dinamici rispetto a poche settimane fa, e con un costo delle opzioni che continua a rendere le put decisamente più cheap. Il trader in questione ha evidentemente approfittato di questo sconto sulle put per costruire una posizione a leva su un possibile movimento ribassista.
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