Debito USA record e Treasury oltre il 5%: la Fed può davvero fermare i rendimenti?
Treasury decennale oltre il 5% e debito USA record. La Fed affronta una fase delicata per i mercati obbligazionari globali dove non può deludere
Aggiornato 16/09/2026
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Stasera la Federal Reserve annuncia la decisione sui tassi e il mercato si prepara al primo rialzo dal 2023. Sullo sfondo pesa la corsa del T-Note decennale americano, che è tornato a rendere oltre il 5% su picchi che non toccava dal 2007. Il problema resta il debito pubblico degli Stati Uniti, oltre 40.000 miliardi di dollari, mentre la tensione coinvolge tutti i mercati obbligazionari mondiali dall’Europa al Giappone.
Il debito degli Stati Uniti supera i 40.000 miliardi in attesa della Fed
La fame di capitali di Washington resta il primo motore della pressione sui rendimenti americani, a cui si somma lo shock da inflazione energetica a causa del conflitto USA-Iran. Secondo i dati ufficiali del Tesoro USA, il debito pubblico totale ha raggiunto 40.050 miliardi di dollari al 14 settembre. Nel 1993, primo anno della serie storica, lo stesso debito superava di poco i 4.000 miliardi di dollari.

L’asta del Treasury a 20 anni mostra una domanda estera in calo
La prova della domanda più debole è arrivata ieri dall’asta dei Treasury a 20 anni, da 13 miliardi di dollari. Il rendimento d’asta è salito al 5,420%, il livello più alto da quando le emissioni a 20 anni sono riprese nel 2020. La quota assegnata agli indirect bidder, la categoria che comprende banche centrali e investitori esteri, è scesa al 52,5%, minimo storico.
La scorsa settimana l’asta dei trentennali aveva mostrato un bid-to-cover, il rapporto tra domanda e offerta, più alto a 2,612 contro 2,57. In quell’asta gli indirect bidder avevano preso il 79,5%, seconda quota più alta di sempre. Forse l’asta dei 20 anni è stata maggiormente influenzata dall’imminenza della riunione Fed.
La Fed di Kevin Warsh divide il mercato tra due scenari
La decisione della Federal Reserve arriverà alle 20:00 ora italiana, seguita alle 20:30 dalla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh, che Criptovaluta.it® seguirà in diretta. Warsh ha la caratteristica di concedere poca forward guidance, cioè poche indicazioni sulle mosse future dei tassi.
Bank of America, seconda banca degli Stati Uniti, prevede 75 punti base di rialzi nel 2026, pari allo 0,75%, cioè tre ritocchi entro dicembre. UBS, grande banca svizzera, e la britannica Barclays si fermano invece a 50 punti base entro fine anno, come Deutsche Bank.
La Fed ferma sui tassi preoccupa il mercato più di un rialzo
Se invece la Fed, con un coup de théâtre, lasciasse i tassi fermi, il mercato leggerebbe la pausa come debolezza contro l’inflazione e i rendimenti a 10 e 30 anni potrebbero salire ancora. Una parte del mercato teme proprio questo scenario, con investitori pronti a chiedere rendimenti più alti per proteggersi dall’inflazione.
L’altra parte vede la riunione come un clearing event, un evento che toglie l’incertezza e riallinea le aspettative del mercato. Per questi investitori il vero rischio sarebbe una Fed hawkish, cioè più aggressiva del previsto sui tassi.
I rendimenti dei titoli di stato salgono in tutto il mondo

La situazione di Washington influenza negativamente i rendimenti dei titoli di stato decennali e trentennali, che salgono in tutto il mondo come si può osservare dal grafico allegato. Il decennale britannico rende il 5,387%, davanti al T-note al 5,004%, mentre la Francia al 4,535% supera l’Italia al 4,456%. Il Bund, il titolo di stato tedesco a 10 anni, rende il 3,560%, mentre il decennale giapponese è al 2,995%.
Sulle scadenze a 30 anni il Regno Unito guida con il 5,929%, seguito da Stati Uniti al 5,374% e Francia al 5,173%. L’Italia rende il 5,084%, il Giappone il 4,115% e la Germania il 3,913%. La BCE ha già alzato i tassi a giugno e a settembre, mentre la Bank of Japan decide venerdì con un rialzo atteso. Se stasera la Fed e poi Bank of England seguiranno, sarà la prima stretta comune alle quattro banche centrali dal 2006.

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