Wall Street perde colpi, Bitcoin e crypto in calo: oggi arriva il dato che può cambiare tutto
Bitcoin scende sotto 77.000 USDT e Wall Street arretra. CPI, Fed, petrolio sopra 100$ e debito Oracle pesano sui mercati.
08:12 • Aggiornato 11/09/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Revisionato da Gianluca Grossi
Caporedattore e Content Strategy
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Cresce il nervosismo e la debolezza sui mercati mentre si intensifica il rischio di una chiusura dello Stretto di Hormuz. I prezzi del petrolio viaggiano ormai ampiamente sopra i 100$ e alimentano nuove tensioni sull’inflazione, con il dato americano che sarà rilasciato oggi. Wall Street ha chiuso ancora in calo, con i future azionari invariati nell’avvio odierno. Il mercato crypto ne risente maggiormente con la maggior parte dei token in rosso da inizio settimana.
Crypto in calo e il Dow Jones guida i ribassi
A Wall Street ieri si è chiusa la quarta seduta consecutiva in ribasso per S&P 500 e Dow Jones. Il Dow Jones resta il più penalizzato, con un arretramento su base settimanale del 2,32% verso quota 52.193 punti. Il Nasdaq scende meno e regge meglio sull’anno, ma da inizio settembre è passato anch’esso in territorio negativo.

Il future S&P 500 tratta intorno ai 7.603 punti, in flessione settimanale ma ancora positivo sull’anno. A cascata restano deboli anche le piazze europee, tutte in rosso su base settimanale. In Asia il future sul Nikkei viaggia in ribasso, arretrando del -2,90% nella seduta odierna. Ribassi diffusi anche per i metalli, con oro e argento in flessione sia settimanale sia mensile.
Oracle e Adobe deludono, il mercato guarda al debito da 108 miliardi
Oracle e Adobe hanno chiuso entrambe in negativo la seduta prima del rilascio dei conti trimestrali. Oracle ha battuto le attese sui ricavi, saliti a 19,3 miliardi con ordini per 664 miliardi. Il vero nodo però resta il debito, cresciuto verso i 108 miliardi per finanziare la corsa ai data center. Gli investimenti nel trimestre sfiorano i 20 miliardi e tengono il flusso di cassa libero in territorio negativo. A luglio S&P aveva già tagliato il rating al gradino più basso dell’investment grade proprio per quell’indebitamento. Adobe ha invece superato le stime e alzato la guidance, ma prima dei conti ha chiuso a -2,39%, recuperando nell’after market.
Bitcoin rompe la congestione, Ethereum resiste

Il comparto crypto è in negativo ormai quasi ovunque su base weekly. BTC77.220 $▼ -1,54% perde il 4,18% ed ETH il 2,50%, entrambi passati in negativo anche da inizio mese. Sul grafico allegato possiamo vedere che attualmente Bitcoin quota 77.000 USDT e ieri è sceso sui minimi delle ultime tre settimane, rompendo anche la base dell’area di congestione. Adesso il supporto vettoriale principale passa in area 74.650 USDT.
Ethereum quota 2.450 USDT e si trova invece ancora all’interno del box di congestione, che tuttavia era più ampio di quello di BTC. ETH sta lottando ancora attorno a quella che era l’area di resistenza dei 2.450 USDT e a livello tecnico si trova anche sopra i minimi recenti di settembre.
Oggi il CPI americano è l’ago della bilancia per la Fed
Oggi tutto ruota attorno al dato sull’inflazione americana (CPI) di agosto atteso alle 14:30 italiane. Il consenso stima un rialzo dei prezzi al consumo del 3,4% annuo, con la componente core al 2,4%. Ieri l’indice dei prezzi alla produzione era già uscito in linea, senza offrire particolare sollievo agli operatori. Il numero arriva a pochi giorni dalla riunione della Federal Reserve, in programma il 15 e 16 settembre. Con il petrolio così alto il mercato prezza un possibile rialzo dei tassi. I rendimenti dei Treasury decennali sono saliti verso il 4,95%, ai massimi da diversi anni sulla scia dell’energia.
Petrolio sopra quota 100$ e rischio chiusura per lo Stretto di Hormuz

Il quadro resta dominato dal petrolio, con il WTI che quota 102,67$ e il Brent a 108,53$. Su base settimanale entrambi guadagnano oltre il 12%, con progressi mensili vicini al 20%. La corsa nasce dall’escalation militare tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale delle forniture. Con gli attacchi al traffico marittimo, alcune banche d’affari ipotizzano un Brent capace di superare i 120$.
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