I dati che arrivano dall’economia USA sono peggiori delle aspettative. Le previsioni di crescita del PIL (+2,1%) sono state ampiamente disattese, con la prima lettura che registra un più modesto +1,5%. Positive le notizie che invece arrivano dal fronte dell’inflazione. Il dato finale del PCE – il più importante indicatore utilizzato da Fed per l’andamento dei prezzi – è leggermente sotto le aspettative: +3,3% contro il +3,4% previsto dalla media degli analisti.
Terzo dato importante: le richieste di sussidi di disoccupazione si fermano a 197K, leggermente al di sotto delle previsioni che erano a 200K. Non sono dati in grado di spostare granché i mercati né di indirizzare un cammino di Federal Reserve che appare più incerto che mai dopo l’ultima uscita pubblica di Kevin Warsh, a margine di un FOMC che ha deciso di tenere i tassi fermi negli Stati Uniti, almeno fino alla prossima riunione.
Economia USA cresce, ma meno del previsto
L’economia degli Stati Uniti cresce, ma lo fa meno del previsto. Tutto questo nonostante la spesa dei consumatori e gli investimenti da parte delle aziende si mantengano su buoni livelli.
La crescita annualizzata è dell’1,5%, contro previsioni che la davano a +2,1%. A compartecipare a un dato poco incoraggiante, ma comunque positivo, una riduzione degli export – dato che però è in genere soggetto ad ampia volatilità. Serviranno pertanto future letture per comprendere quale sia lo stato effettivo dell’economia USA e cosa potrebbe comportare in termini di indirizzo per Federal Reserve.
Intanto banca centrale spaccata anche in Inghilterra
Ieri il FOMC ha votato 9 a 3 a favore del mantenimento dei tassi di interesse attuali. Spaccatura simile in seno a Bank of England. In 6 votano a favore del mantenimento dei tassi di interesse attuali, mentre in 3 votano per dei rialzi.
Bank of England ha però ribadito ai mercati di essere pronta a intervenire nel caso in cui dovesse essercene la necessità. Per il momento BoE ha preferito giocare d’attesa in quanto ritiene che le pressioni interne sui salari stanno mostrando segni di cedimento.
Ci sono pochi segnali di effetti di secondo ordine sull’inflazione, anche se è troppo presto per adagiarsi.
Questo è stato il laconico commento del governatore di BoE Andrew Bailey.
In attesa di risposte dai mercati
La riapertura della sessione USA offrirà delle risposte più chiare di quelle che sono arrivate dai dati USA, decisamente incerti e privi di qualunque indicazione.
I mercati azionari hanno comunque questioni più di breve periodo con le quali fare i conti, a partire dall’emorragia coreana e dalle ripercussioni sull’intero settore AI.
Bitcoin e crypto hanno ampiamente ignorato il dato e scambiano in leggero rialzo rispetto ai valori di ieri.
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