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In movimento 600 Bitcoin dell'era Satoshi: erano fermi da marzo 2010 - ora valgono milioni di dollari

All'epoca, nel 2010, quei Bitcoin non valevano nulla. Ora rappresentano una fortuna di oltre 50 milioni di dollari.

14:47 • Aggiornato 07/09/2026

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Scritto da Alessandro Adami

DeFi & On-Chain Specialist

Fact Checked
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Revisionato da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Nelle ultime ore gli analisti on-chain hanno segnalato lo spostamento di 600 Bitcoin da parte di una serie di indirizzi che risultano inattivi da marzo 2010. Il periodo coincide con quello in cui Satoshi Nakamoto era ancora coinvolto nello sviluppo del protocollo, quando il block reward per miner era di 50 BTC79.464 $▼ -0,63%, e molti ora ipotizzano che le ultime transazioni possano avere qualche elemento in comune con il suo passato.

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In totale sono 12 gli indirizzi dormienti tornati attivi sulla blockchain dopo ben 16 anni di letargo. Ognuno di essi ha effettuato un prelievo di 50 $BTC, che corrisponde esattamente alla ricompensa di blocco estratta all’epoca grazie alla loro attività da miner (in quel periodo si minava con le GPU, ndr.). Dal timing delle operazioni si presume che si tratti dello stesso investitore, il quale ora può godersi un profitto multimilionario, cresciuto di svariate migliaia di punti percentuali rispetto ai costi sostenuti nel 2010.

Il risveglio dei miner dormienti: in movimento 600 Bitcoin del 2010

I 12 indirizzi in questione non avevano comprato Bitcoin, ma lo avevano semplicemente minato dalla rete. A marzo 2010 non c’erano neanche mercati pubblici per fare trading di criptovalute: gli exchange come li conosciamo oggi non esistevano ancora e $BTC non aveva un valore calcolabile in termini finanziari. Il primo scambio online aprì successivamente a meno di un centesimo di dollaro per moneta, e da lì conosciamo tutti il seguito della storia.

I miner che ora si sono risvegliati hanno speso solo energia elettrica e hardware – indicativamente qualche decina o centinaio di dollari – per ottenere i 600 $BTC, e adesso questo stesso bottino vale la bellezza di 51,6 milioni di dollari, secondo gli attuali prezzi di mercato.

A conti fatti ogni premio di blocco da 50 $BTC, acquisito con relativamente poco sforzo 16 anni fa, oggi vale poco meno di 4 milioni di dollari. La prima transazione del gruppo di address risale al 5 marzo 2010, periodo in cui Satoshi Nakamoto stava lavorando allo sviluppo del client bitcoind, quando ancora era partecipe delle discussioni sul progetto, prima di abbandonare pubblicamente la community a dicembre dello stesso anno.

Transazione miner Bitcoin block reward
Tx del block reward a marzo 2010 – Fonte dati: https://www.blockchain.com/

Chi si cela dietro questi movimenti?

Al momento l’identità di questi indirizzi rimane ignota. In 16 anni non c’è stato alcun movimento on-chain che possa aiutarci a trovare una connessione esterna, e tutto ciò che sappiamo è che quei portafogli hanno minato Bitcoin nel 2010 e poi sono scomparsi, prima di riapparire nella giornata di ieri.

Potrebbe trattarsi di qualche appassionato che già agli albori del ciclo mainstream del mondo crypto si dedicava a minare Bitcoin dal proprio computer. Magari ha scelto di interrompere questa lunga fase di silenzio on-chain per mettersi al sicuro da presunte vulnerabilità legate ai computer quantistici, nonostante qualcuno sostenga che la minaccia quantum sia solo una truffa.

Oppure, potrebbe essere anche il caso di un hack – oggi ce n’è stato uno da 4.000 $BTC sul Liquid Network – a dei wallet che risultavano abbandonati, il cui precedente proprietario potrebbe aver perso le chiavi private ad essi associate.

In ogni caso, chi ora ha messo le mani su quei 12 indirizzi, può sedersi su una montagna di ricchezza che in pochissimi possono vantare in tutto il pianeta. Detto ciò, al momento non c’è stata ancora alcuna vendita: i 600 $BTC risultano solo spostati su indirizzi differenti, e i profitti rimangono ancora solo “ipotetici”.

E se fosse proprio Satoshi?

In pochissimi avevano avuto la fortuna e l’intuizione di tuffarsi nel mining di Bitcoin nel lontano marzo 2010, quando l’attività era ancora praticamente solo un hobby che non restituiva alcun reddito in cambio. La community dei miner era minuscola rispetto all’industria miliardaria che rappresenta oggi, di cui una parte è stata recentemente vittima di un sorpasso storico dell’AI: un tema che abbiamo più volte approfondito nel nostro sito.

Qualcuno sostiene che dietro agli ultimi movimenti ci sia proprio Satoshi Nakamoto, proprio perché sono pochissimi gli altri individui che 16 anni fa erano attivi nel campo del mining. In realtà però, non è così scontata una relazione di questo tipo: secondo Whale Alert, i premi di blocco spesi da questi indirizzi non corrispondono a quelli riconducibili a Satoshi.

Analisi on-chain sulle transazioni associate a Satoshi

Sulla base di questa ricerca, Satoshi non avrebbe dunque minato i blocchi dal cui premio sono arrivati i 600 $BTC in questione. L’analisi si basa su alcune caratteristiche tecniche legate ai primi anni della storia di Bitcoin, in particolare al cosiddetto Patoshi Pattern, ossia uno schema utilizzato per individuare i blocchi legati all’attività dello storico creatore del protocollo.

Non è comunque la prima volta che si muovono Bitcoin dell’era Satoshi: è già successo svariate volte in passato, e molto probabilmente succederà ancora in futuro.

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DeFi & On-Chain Specialist

Expertise

  • Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
  • Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
  • Options flow e derivati
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", è un giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti, esperto in materia di finanza decentralizzata ed applicazioni web3. Investe e segue da vicino gli sviluppi dei progetti Ethereum e Chainlink.

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